di Michela Grasso

 

“Psichedelico” viene dal greco psykhè e dêlos e vuol dire rivelatore della mente. Data questa proprietà, non è quindi una sorpresa che così tante persone siano affascinate dal mondo delle cosiddette “sostanze allucinogene”. L’Olanda, poi, ne è la patria europea perchè è -praticamente- l’unico Paese dove gli allucinogeni possono essere (soprattutto i tartufi magici), “legali”. Ma l’Olanda non è solo meta di fattoni in cerca di esperienze da narrare ai posteri ma anche destinazione di chi, con gli psichedelici, cerca una risposta per  problemi come ansia, depressione e dipendenze. Ma come funziona esattamente questo processo?

Per rispondere ai vostri dubbi, abbiamo chiesto a Giorgio Samorini, uno dei massimi esperti italiani del settore. Samorini, 63 anni, ha passato gran parte della sua vita a studiare le sostanze psicoattive. Ha viaggiato su e giù per i 5 continenti e vissuto con diverse “tribù”, alla ricerca di testimonianze, usi e reperti di centinaia di piante psichedeliche.

Samorini con la Tribù dei Buiti nel Gabon

Il suo ultimo libro, “Terapie psichedeliche”, è stato scritto insieme alla moglie Adriana d’Arienzo, esperta in farmacologia, e vuole raccontare la storia antica e moderna della terapia psichedelica.

“L’ultima volta che sono venuto ad Amsterdam è stato tanti anni fa, ero in compagnia di Albert Hofmann”, dice Samorini, per chi non lo sapesse Hofmann fu il primo a sintetizzare e ingerire LSD.

Psicoterapia con i “tartufi magici”? In Olanda è possibile.

Oggi in Olanda si può fare terapia con sostanze psichedeliche, accompagnati da psicoterapeuti e in centri specializzati. Chi si rivolge a questi centri, può essere guidato da una semplice curiosità oppure da una necessità di curare e analizzare i suoi problemi più profondi come dipendenze, depressione o disturbi come il DOC.

Ma come funziona esattamente questa terapia, ed è vero che funziona?

“Il viaggio in questi casi è sempre accompagnato da un terapeuta. Soprattutto in caso di depressione o di  dipendenze, non si può semplicemente somministrare la sostanza e basta: senza un percorso terapeutico prima, durante e dopo. Anche se, già a livello neurofarmacologico tante droghe hanno un effetto benefico a prescindere. L’esperienza va contestualizzata con sessioni di terapia, per incanalare e ottimizzare i risultati, non deve essere un unicum”, dice Samorini. “Prendere funghetti con gli amici, per divertimento, è una cosa diversa, che ha comunque un valore e può fare bene alla psiche. Va comunque bene farlo, ma gli effetti saranno molto diversi rispetto a quelli di una sessione con un terapeuta”

Samorini con Albert Hofmann in Svizzera

Per chi se lo stesse chiedendo, ad Amsterdam ci sono veri e propri centri specializzati, dove si prenotano delle sessioni con un team di terapeuti. Inizialmente si hanno delle sessioni “sobrie”, dove si discutono i problemi, le curiosità e il “piano d’azione”, solo dopo ci sarà una sessione dove si utilizzano i tartufi magici. Per poi partecipare ad altre sessioni sobrie, per integrare l’esperienza.

“Gli psichedelici sono da sempre usati in ambito clinico.  Addirittura negli USA, ma anche in Svizzera, ci sono casi in cui vengono dati a malati terminali, per lenire gli attacchi di ansia e depressione. Questo modo di dare psichedelici a malati terminali si chiama approccio tanatodelico, ovvero -rivelatore della morte-, un termine coniato da me e mia moglie”, racconta Giorgio, aggiungendo poi che i funghetti vengono soprattutto usati su persone che hanno forme profonde di depressione, che possono portare a atti estremi come il suicidio. Secondo alcuni studi, assumere sostanze psicoattive, in particolare la psilocibina, ridurrebbe drasticamente i casi di suicidio di pazienti affetti da depressione. Inoltre vengono anche utilizzati per curare dipendenze, e disturbi come il DOC.

Psichedelici, tra legalizzazione e criminalizzazione

Pochi giorni fa, l’Oregon ha ufficialmente de-criminalizzato tutte le droghe e legalizzato i funghi allucinogeni. È curioso vedere come al mondo ci siano luoghi, come l’Oregon, dove si ha un approccio molto differente rispetto a quello in Italia o Olanda.

“Avendo visto le varie fasi del proibizionismo Italiano, la news della legalizzazione dei funghi in Oregon è notevole. In Olanda si pensa spesso che i tartufi siano “legali”, ma non è vero,  c’è un meccanismo  di “tolleranza”. In Italia il concetto di tolleranza a livello legale non esiste.. Giorgio mi spiega cosí lo status delle sostanze psicoattive in Olanda, eppure è incredibile come in Italia, discussioni del genere non vengano nemmeno intavolate.

Samorini in Islanda con in mano dei funghetti allucinogeni (Psilocybe semilanceata)

Giorgio dice, “L’Italia è un po’ il fanalino di coda dell’Europa. I motivi della sua arretratezza sono il classico ritardo un po’ su tutto, non ultimo il fatto che ci sia una forte presenza della Chiesa. Nelle mie ricerche, mi sono trovato in parecchi scantinati di ex-ospedali psichiatrici e sono stato sorpreso dallo scoprire che negli anni 50 e 60, l’Italia avesse il primato mondiale sugli studi con la psilocibina. Addirittura, vennero dati per la prima volta, 500 microgrammi di LSD a un paziente, qualcosa di impensabile ai tempi. Eppure, sembra che tutti se ne siano dimenticati”.

Nel suo ultimo libro “Terapie psichedeliche”, Samorini parla proprio di questo. Un viaggio tra scantinati e cataloghi di vecchi ospedali psichiatrici, da Nord a Sud, alla ricerca di testimonianze.

Piante psichedeliche, è giusto chiamarle droghe?

Samorini ad una convention ad Amsterdam nel 1994, nel gruppo anche Albert Hofmann e Alexander Shulgin

Secondo Giorgio “Il concetto di droga è -cultural dipendente-, in Amazzonia gli sciamani non considerano l’Ayahuasca una droga. Per loro le droghe sono altre: alchol e nicotina, quello che hanno portato gli occidentali. L’ayahausca (uno psichedelico molto forte che si trova in America Latina) appartiene alla categoria degli alimenti per l’anima. È considerata un vero e proprio alimento, fatto per nutrire lo spirito, ma non il corpo.” Sicuramente questa è una prospettiva molto diversa rispetto alle classiche considerazioni fatte in Occidente.

Dal punto di vista della medicina moderna, i funghetti sono droga, ma così anche lo zucchero e gli psicofarmaci. Gli psichedelici hanno però una differenza sostanziale da tutte le altre droghe, spiega Samorini, si potrebbero definire non-droghe. “Non a caso, vengono proposte per interrompere le dipendenze da altre droghe. Nel mio archivio di piante psicoattive, che ne conta circa 1200, solo meno dell’1% crea dipendenze. Certe sostanze sicuramente danno dipendenze, come alcol e nicotina, ma questa è proprio la differenza con gli psichedelici. Le sostanze psicoattive agiscono per principio di tolleranza, il primo giorno in cui le prendi hanno effetto, il secondo giorno di seguito meno, e così via.”

Disclaimer: non incitiamo all’uso di stupefacenti e ne condanniamo fermamente l’abuso. Consigliamo ai maggiorenni che avessero deciso di provare l’esperienza, di farlo in modo consapevole. L’articolo, inoltre, è pubblicato su una testata in Olanda e si riferisce ad un prodotto legale nei Paesi Bassi.