CoverPic: Wappers – Episodes from September Days 1830 on the Place de l’Hôtel de Ville in Brussels | License: public domain

Il prossimo 25 agosto saranno esattamente 190 anni dall’indipendenza del Belgio dal Regno Unito dei Paesi Bassi.

Quale ragione migliore per celebrare l’evento che ha portato alla rivolta della popolazione belga contro gli olandesi? 

Secondo il mito, infatti, la nascita del Paese è dovuta a un evento che pochi ricordano e che a prima vista sembra di minore importanza: la rappresentazione della commedia storica – primo esempio di grand opéra francese – La muta di Portici di Daniel Auber, in cui è protagonista Masaniello, il pescivendolo protagonista della rivolta napoletana del 1647 contro i governanti spagnoli.

Il contesto storico

Ma andiamo per ordine. A partire dalla fine delle guerre napoleoniche, il Belgio fu annesso all’Olanda e quindi posto sotto l’egida della dinastia degli Orange-Nassau, a quel tempo governata da Guglielmo I. Il territorio costituito da quelli che oggi sono Belgio e Paesi Bassi era stato infatti istituito come stato cuscinetto che potesse prevenire una nuova espansione francese. 

Tuttavia, le differenze tra la regione settentrionale e quella meridionale del regno si facevano sentire già allora. La famiglia reale preferiva di gran lunga la ricca Amsterdam a Bruxelles e, pur provando ad imporre l’olandese sulla popolazione francofona e fiamminga, non ci riuscì. Anzi, queste imposizioni non fecero altro che inimicare il sentimento delle due popolazioni che già sentivano di possedere un dialetto autonomo. 

Il “Masaniello” belga

Ed ecco che entra in gioco Masaniello, non il protagonista della rivolta napoletana, ma il protagonista de “La muta di Portici”, a scatenare la battaglia per l’indipendenza. Dopo la prima parigina del 1828, il 25 agosto del 1830, infatti, al teatro La Monnaie di Bruxelles va in scena la rappresentazione della commedia di Auber, che ha per protagonista il pescivendolo napoletano. 

La vicenda racconta la triste storia di Fenella, la sorella muta di Masaniello, sedotta e abbandonata da Alfonso, figlio del viceré di Napoli. Alfonso fa imprigionare Fenella e decide di sposare la principessa Elvira. Quando la giovane riesce a evadere dal carcere e scappare dal fratello a Portici, Masaniello aizza la folla contro i regnanti. Alfonso e la moglie Elvira riescono a fuggire proprio con l’aiuto del pescivendolo. Quando torneranno a Napoli al comando delle truppe reali, faranno giustiziare Masaniello dallo stesso popolo e Fenella, presa dalla disperazione, si getterà nel Vesuvio in eruzione.

Nell’opera di Auber, quando il tenore francese Adolphe Nourrit intonò l’Amour sacré de la Patrie, il tenore che interpretava Masaniello si fece prendere così tanto dallo spirito della canzone che uscì dal teatro seguito da tutto il pubblico e si unirono al corteo di lavoratori che stavano protestando contro l’autorità olandese

Insieme, cantante, pubblico e lavoratori, raggiunsero il Palazzo della giustizia e innalzarono la bandiera del Brabante sul municipio.

Sembra quindi che il Masaniello di Auber abbia contribuito ad alimentare la tensione esistente a quel tempo, anche se la vera indipendenza fu raggiunta alcuni mesi più tardi, nel gennaio del 1831.

Il 25 agosto scoppiarono a Bruxelles delle rivolte e i negozi vennero chiusi per protesta contro il governo olandese.

Oltretutto, sembra uno scherzo ma la messa in scena a Bruxelles dell’opera – già molto popolare all’epoca –  era una rappresentazione in onore del 59º compleanno del ‘legittimo’ sovrano Guglielmo I dei Paesi Bassi.

 

La fallita rivoluzione napoletana

L’eroe della fallita rivoluzione napoletana, poi finito in depressione e impazzito, ha contribuito così, anche se tramite un suo alter ego, al successo di un’altra rivolta, quella belga, quasi due secoli dopo la sua tragica morte. 

Il vero Masaniello, che a Napoli viene ancora celebrato e rappresenta un simbolo della città, per molto tempo è stato sottovalutato dagli storici per il suo ruolo, la sua figura e la sua forza. Da qualche tempo però l’orgoglio dei napoletani ha fatto di Masaniello un simbolo, silenziando le sue modeste abilità di rivoluzionario che gli permisero nel luglio del 1647 di comandare la città per una sola settimana, e trasformandolo in un simbolo potente e influente.

Ancora oggi alcuni politici amano indossare l’uniforme del folle Che Guevara barocco, per dirla alla Pino Daniele. 

A ben vedere, Masaniello è stato un personaggio che ha avuto pochi risultati. Come ricorda lo scrittore Domenico Rea: “Masaniello rappresenta perfettamente una delle caratteristiche estreme dei napoletani, il raptus furioso, che può essere terribile, ma è sempre, ahimè, di breve durata”. 

La fortuna dell’indipendenza belga

In antitesi alla travagliata storia del pescivendolo napoletano, il Masaniello belga ha avuto molta più fortuna. Infatti, due film sono stati tratti da “La muta di Portici”, uno muto del 1924 diretto da Telemaco Ruggeri, e un altro del 1954 diretto da Giorgio Ansoldi. 

La commedia, inoltre, continua ad essere eseguita nelle scene dei teatri del mondo francofono. In Italia, poi, una versione della rappresentazione scritta da Emma Dante è stata proposta sette anni fa. 

Per comprendere meglio il contesto in cui si svolse la rappresentazione de “La muta di Portici” è importante menzionare anche che in Belgio era di moda prendere ispirazione dal romanticismo italiano e napoletano. Per esempio, nello stesso periodo della rivoluzione belga, il pittore belga Gustave Wappers ha dipinto un “Boccaccio che legge alcune pagine del Decamerone alla Regina Giovanna” a Napoli, con un Vesuvio che erutta nello sfondo. Il quadro è oggi esposto al Museo Reale di Bruxelles.

Inoltre, per completare il quadro della vicenda, va sottolineato che c’è un altro collegamento tra la rappresentazione in questione del 1830 e Napoli. Infatti, Nourrit, il tenore che aveva dato voce a Masaniello ne “La muta di Portici”, nel 1839 andò a Napoli per prendere parte all’opera “Poliuto” che Gaetano Donizetti aveva specificatamente scritto per lui. In quella occasione però il tenore, tornato in albergo dopo la prova generale, si tolse la vita