di Massimiliano Sfregola

 

Le accuse che esponenti delle istituzioni italiane in Olanda ci hanno mosso spesso in questi anni è che saremmo troppo critici e ce l’avremmo con tutti. Cosa voglia dire essere “troppo critici” è ancora oggetto di studio: chi non è critico, in una democrazia, vuol dire che si fa andare bene tutto. E che si limita all’aspetto individuale e superficiale del vivere collettivo. E la stessa espressione “avercela con tutti” è perché oseremmo criticare, altra definizione-slogan che meriterebbe uno studio.

D’altronde è importante capire i conflitti intorno a noi e capire le dinamiche dei problemi nell’ecosistema nel quale ci muoviamo solo ora o nel quale, magari, ci muoveremo in maniera permanente. Chi è nato in Italia ma vive in Olanda non è “a casa sua” e in parte è anche a casa sua (se casa l’ha comprata, se è in una casa popolare assegnata o anche solo se il paese è la sua dimora è vi ha messo radici). Ma se non capisce con piglio critico cosa accade e soprattutto perché, limita la sua esperienza da cittadino a quella del contribuente. Anzi, diventa contribuente al pari degli autoctoni (su questo, almeno, l’uguaglianza è reale) ma senza i diritti, le radici e la conoscenza che loro hanno del paese.

 

Immigrati-consumatori per il mercato locale oppure cittadini con diritti?

Il nostro lavoro critico è proprio in questo: articoli sull’Olanda tradotti in inglese sono ampiamente disponibili. E chi parla l’olandese ha certamente maggior facilità d’accesso alle tematiche centrali nel dibattito nazionale ma un portale in italiano, consente ad un cittadino italiano di andare oltre. Noi, a 31mag, non ci limitiamo a tradurre ma cerchiamo di rendere a chi non è nato qui oppure vive qui da poco, il senso di ciò che accade nei Paesi Bassi anche oltre la percezione che gli olandesi hanno del loro paese. E cerchiamo di farlo in maniera personale (come farebbe qualsiasi altro giornale), alternando news, articoli originali e contenuti di comunicazione.

Volete capire meglio la città o un paese dove siete nati? Chiedete ad un immigrato di raccontarvela e vi renderete conto di tanti aspetti che voi non vedete e chi invece non è nato lì ha ben stampati davanti agli occhi. Un outsider ha meno bias di uno del posto e su alcuni aspetti ha maggiore obiettività, a patto non sposi la narrazione ufficiale e guardi con sguardo critico, ossia ciò di cui veniamo spesso accusati.

Per le notizie positive ci sono gli enti del turismo: soprattutto quelli olandesi producono della letteratura commerciale formidabile sulle bellezze del posto, senza contare portali quali Culture Trip o i tanti blog di viaggio. Ma se volete vedere anche l’altro film, quello reale, allora dovete essere pronti ad accettare anche cose che non piace vedere e magari, l’esperienza di vivere all’estero -per scelta o per necessità- diventa più reale.

 

La sindrome di Ametrano

Noi italiani abbiamo una lunga storia di emigrazione, lunga e dolorosa. E sfortunatamente quella lunga storia di sfruttamento ed emarginazione non si è conclusa affatto con il boom economico: come sappiamo gli italiani emigrano in massa ancora oggi e non sono tutti professionisti o personale altamente qualificato.

Molti emigrano per necessità e passano dal niente allo sfruttamento. In questi anni, le istituzioni italiane all’estero hanno speso molto tempo a promuovere l'”eccellenza” (qualunque cosa voglia dire questo termine) e molto poco a pensare, piuttosto, all’empowerment di chi emigra. Nonostante le enormi opportunità che offrono i trattati UE ai singoli, che non è solo viaggi senza controllo passaporti ma è anche la possibilità di alzare la voce quando qualcosa non va nel quartiere dove si abita o sul posto di lavoro.

Chi vive all’estero, in Olanda o altrove, ha due possibilità: comprare l’emancipazione oppure emanciparsi; pensare alla “comunità” negli anni ’60 oppure all’emigrazione italiana in altri termini, problematizzati e all’interno di un contesto aperto e di interazione con la società (estera) nella quale, bene o male, si è inserito.

Senza conoscenza si acquista ciò che le opportunità di mercato offrono, con la conoscenza si sceglie in maniera ragionata e si esce dal labirinto in cui è intrappolato chi è turista a vita (indipendentemente da quanto dovesse durare l’esperienza all’estero).

Purtroppo le istituzioni italiane oltre confine, in Olanda ma non solo, sono affette dalla sindrome di Ametrano: vivono ancora in un infinito frammento spazio temporale del ‘900, una di quelle società parallele costruite dalle comunità migranti più tradizionali e conservatrici, quelle di un tempo che non avevano alternative, dove si parla solo di “connazionali”, circoli ricreativi e associazioni di italiani.

Noi, il progetto di giornalismo-media di 31mag, parliamo sicuramente l’italiano (soprattutto ma non solo) la nostra lingua madre ma guardiamo un po’ oltre: nei linguaggi, nei metodi e nel sostentamento. Non costiamo nulla a nessuno, se non a chi decide di sostenerci.

 

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