di Serena Gandolfi

 

Si è fatta sentire fino ad Amsterdam l’urgenza di mostrare solidarietà alle vittime dell’atto terroristico di Macerata. È partita da un gruppo di ricercatori italiani la voglia di prendere posizione e protestare contro il razzismo. Nata dall’idea di un gruppo di amici che ha sentito il dovere di manifestare la propria rabbia e indignazione contro l’accaduto, la marcia anti-razzista di ieri ha preso le vie della capitale olandese.

Il corteo è partito da Vondelpark alle 14.30 e ha trascinato gli slogan “no borders, no wall, no racism at all” fino a piazza Dam. A sostenere le bandiere e dietro lo striscione “ieri partigiani, oggi antifascisti” c’era una folla di circa 60 persone, italiani, olandesi, ma non solo in marcia tutti per lo stesso motivo: denunciare la violenza del razzismo.

“Razzisti non si nasce, si diventa” è la provocazione di Yusuf, voce di “We are here”, collettivo impegnato nell’accoglienza dei rifugiati. “Dobbiamo combattere l’indifferenza che è il peso morto della storia e ci impedisce di agire abituandoci a qualsiasi ingiustizia” sono le parole di Cristian, storico. La delusione per la timida risposta delle istituzioni italiane ai fatti di Macerata è tanta; Bruno insiste che “affinchè l’Olanda non viva ciò che sta vivendo oggi l’Italia, è necessario agire, prendere posizione”.  I Paesi Bassi non sono certo esenti da dinamiche razziste: un manifestante racconta della bufera intorno alle parole di un esponente politico nazionale che avrebbe sostenuto la superiorità biologica della razza bianca.

“L’idea che una razza sia superiore alle altre, è una menzogna. Il fondamento biologico-scientifico della razza è un’invenzione umana, una finzione però capace di convincere qualcuno a sentirsi in diritto di sparare a uomini il cui aspetto ci spaventa”.

C’è anche chi, come Giovanni, studente di giurisprudenza brasiliano, racconta il razzismo vissuto in prima persona “quando sono venuto a conoscenza della protesta, ho sentito il dovere di partecipare. Sento così tante voci e cose riguardanti l’intolleranza anche qui in Olanda. Noi siamo immigrati a tutti gli effetti e anche qui il razzismo è presente. Io lo vivo principalmente come qualcosa di sottocutaneo che si ripercuote nei pregiudizi”.

Il senso di responsabilità che ha spinto i manifestanti a sfilare contro la criminalizzazione del diverso è forte. Vengono ricordati i nomi di Mahamadou, Gideon, Wilson, Festus, Omar e Jennifer, bersagli di questo atto terroristico. Il corteo è stato sciolto così come era iniziato: in maniera pacifica, la più efficace condanna contro l’insensata violenza razzista.