The Netherlands, an outsider's view.

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Da leadership a semplice amministrazione: cosa rende leader, un leader?

“Il merito di Rutte è che attualmente tiene insieme una coalizione complessa e nel frattempo ha governato, praticamente, con chiunque potesse qualificarsi per andare al governo”, scrivono Jort Kelder e Maarten van Rossem su Vrij Nederland.

In un pezzo d’opinione, i due giornalisti analizzano la leadership in Olanda: “Senza essere realmente messi alla prova, è quindi quasi impossibile lasciare un’impressione indelebile da presidente del Consiglio. Il modo in cui sarai ricordato dipende dal contesto in cui ti muovi e dal modo in cui lo affronti”, si legge.

Citando Jort Kelder, giornalista e amico di Rutte, i due opinionisti ricordano che senza l’austerità dovuta alla crisi del 2009,  il disastro MH17 e la crisi Covid, Rutte sarebbe un “primo ministro polder”, ossia un leader capace solo di stringere accordi opportunistici e tenere in piedi coalizioni impossibili.

L’Olanda di oggi è molto diversa da quella degli anni ’70 e la differenza di contesto richiede anche diverse abilità per mandare avanti il Paese. Ma in generale, alcuni elmenti sono costanti: “I Paesi Bassi sono un paese da coalizione. Che guida il nostro Paese deve quindi essere in grado di relazionarsi con le altre parti e scendere a compromessi “, dice a VN Dixit Janka Stoker, Professore di Leadership e Cambiamento Organizzativo presso l’Università di Groningen.

“Essere flessibili è quindi un must e la mancanza di visione non è sempre una cosa negativa”. In pratica, l’assenza di un’ideologia o di un orientamento vero e proprio, avrebbe dato a Rutte quella facilità di adattarsi alle circostanze e stringere alleanze in base al contesto. Stoker distingue tra “transazionale” e “trasformazionale”: transazionale si riferisce a uno stile pragmatico che si concentra sul breve termine e consiste in un “accordo commerciale” tra elettore e leadership.

Trasformazionale, invece, è sinonimo di “visione”, di politica dura, nel senso più tradizionale del termine. La prima, quella mediata e con poca visione globale, sembra essere più adatta ad un contesto frammentato come quello olandese, scrivono gli opinionisti di VN. “Nel nostro sistema non puoi mai perseguire la tua visione da solo. Fai transazioni, per così dire, con i partiti con i quali formi una coalizione “, dice Stoker.

Inoltre, un sistema frammentato come quello attuale, obbliga i partiti a compromessi su tutto e finisce per annientare le ideologie: “I primi ministri olandesi si piegano allo spirito del tempo “, ha detto lo storico Te Velde. In pratica, da quando Lubbers è salito al potere negli anni ’80, il liberalismo tradizionale avrebbe ceduto il passo all’inevitabilità di adattarsi alle fluttuazioni di consenso.

“Per i politici è molto più conveniente mantenere tutte le opzioni”, senza dover scegliere una strada, dice ancora Te Velde. Ma il rischio, così, è che un premier diventi solo un manager e finisca per scontentare tutti. Tuttavia, la crisi cade a proposito per Rutte: l’enorme popolarità guadagnata sul piano morale per la gestione della crisi, starebbe a significare che la gente vede più di un semplice manager.

Le doti di un premier olandese, quindi, sarebbero flessibilità e affidabilità: no ad obiettivi irraggiungibili. Negli anni, inoltre, il premier è diventato sempre più centrale nella politica olandese: a Bruxelles e nei contesti internazionali, Rutte è molto visibile, così come lo è quando in Parlamento si discutono questioni centrali. In quest’ultimo caso, è lui a parlare e non i ministri.

Passando in rassegna i nomi di grandi premier olandesi del dopoguerra, si arriva a compararli con Rutte: secondo lo storico Te Velde vede la situazione politica è cambiata dal 2002, in gran parte a causa dell’ascesa del populismo.

Fino a Balkenende, il predecessore di Rutte, i politici olandesi erano uomini di apparato. Poi, il cristiano democratico Balkenende ha cambiato il trend: “Rutte è in realtà una specie di Balkenende, ma in una forma più virtuosa. Può lavorare con tutti sa come superare qualsiasi dibattito ed è molto flessibile nel trattare con i partiti populisti “.

Il giornalista Kelder è anche entusiasta del suo amico Rutte, che frequenta dai tempi di JOVD, la giovanile del VVD: “È un maniaco del controllo, ma mostra ai suoi ministri il loro valore. Non si mette sulla loro strada né rivendica il loro successo “. Kelder, tuttavia, trova difficile giudicare Rutte. “Una buona storiografia richiede distanza”, dice, e sia il fatto che Rutte sia il primo ministro in carica sia l’amicizia reciproca complicano la distanza e l’obiettività necessarie.

Per Rutte, a questo punto, è difficile immaginare un dopo Rutte: un quarto mandato, può essere insidioso perchè la popolarità tende a scemare: “Alla fine, la tua efficacia diminuisce. Il punto è che gli stessi amministratori sono spesso gli ultimi a vederlo “.

Un successore di Rutte non è all’orizzonte ma dopotutto, lo stesso premier, è stato un insignificante sottosegretario nei primi anni ’00, che vinse per un pelo la corsa alla leadership del VVD per poi emergere come leader solo in seguito.