di Massimiliano Sfregola

 

Manca poco alla partenza e il collettivo olandese We Gaan Ze Halen (Andiamo a prenderli), sta mettendo a punto gli ultimi ritocchi all’autobus che domani mattina, 21 dicembre, partirà da Amsterdam alla volta di Atene per prelevare dei richiedenti asilo e portarli nei Paesi Bassi.

Sembra un’idea folle, in un periodo difficile come quello attuale per l’accoglienza eppure gli attivisti del gruppo non sono preoccupati: “ Quando lo scorso anno abbiamo visitato Idomeni [campo profughi in Grecia] siamo rimasti scioccati da ciò che abbiamo visto”, racconta a 31mag Rikko Voorberg, artista e uno dei fondatori di We Gaan Ze Halen “possiamo tollerare che nell’UE esista un posto dove i bambini tentano il suicidio? E possiamo tollerare che accada per colpa dell’inerzia della politica?”.

Il gruppo, che nel 2016 ha perso una causa contro il governo olandese, chiede che l’Olanda rispetti i patti sanciti nelle decisioni UE n.1601 e 1523 del 2015, dove si stabiliva il principio dei ricollocanti dei migranti all’interno dei paesi comunitari. “Noi chiediamo solo che la politica rispetti le regole”, prosegue Rikko. “L’Olanda dovrebbe aver accolto già 1000 richiedenti asilo. Dato che nulla è accaduto, noi andiamo a prenderne 150”.

Un proposito umanitario di alto valore ma come la mettiamo con la legge? “Secondo qualcuno potrebbero accusarci di “traffico di esseri umani” ma ciò che facciamo e faremo sarà nel recinto delle norme: abbiamo scritto al governo greco e attendiamo di sapere come intende procedere”, va avanti Rikko.

Allertato dall’enorme copertura mediatica dell’iniziativa, il sottosegretario olandese Mark Harbers si  è limitato a dire che nessun richiedente asilo può entrare in Olanda se la sua procedura è ancora pendente; qualora ciò accadesse, ha specificato il politico del VVD, i rifugiati sarebbero rimandati in Grecia sulla base del Trattato di Dublino.

Ma Rikko Voorberg non lascia spazio ad equivoci: “torneremo nei Paesi Bassi solo se i migranti avranno la documentazione idonea per viaggiare”. Il problema, infatti, non è solo quello di raggiungere Amsterdam ma anche quello di attraversare Paesi come Ungheria oppure Italia, ben poco tolleranti sulla questione rifugiati: “Il nostro obiettivo è di riaccendere i riflettori sulla questione e soprattutto sulle terribili condizioni in cui versano i richiedenti asilo dimenticati in Grecia”, riprende l’attivista olandese. ““Non possiamo prendercela con la gente se sta con le mani in mano: se non si parla di una questione poi è inevitabile che in pochi si mobilitino”.