The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

Più soldi a chi è in sussidio di disoccupazione e la possibilità di tenere il benefit anche dopo aver trovato un impiego. E’ questa la proposta dei laburisti e del D66. Attualmente, una volta firmato un contratto di lavoro, il meccanismo di sostegno da parte dello Stato, svanisce in fretta. Secondo l’idea dei partiti di centro-sinistra, questa riduzione dovrebbe essere graduale; per i primi due anni dal ritorno sul posto di lavoro, dicono Pvda e D66, l’assistenza dovrebbe comunque essere garantita.

La prima reazione da destra non è positiva: non ha senso, tuona Halbe Zijlstra, in un articolo d’opinione scritto per il quotidiano Volkskrant; il falco del VVD, partito di governo insieme ai laburisti dice che l’approccio è sbagliato e iniquo. Cosa dico a chi lavora per il minimo sindacale? State a casa che si prendono più soldi?”

In realtà, la proposta -lanciata sempre sul quotidiano Volkskrant– vorrebbe attenuare la rigida distanza tra “lavoro” e “non lavoro” che l’attuale normativa prevede: o si lavora e niente assistenza oppure non si lavora e si percepisce il sussidio. Consapevoli che la società di oggi è “cambiata rispetto a 40 anni fa”, i leader Pechtold e Samsom scrivono nell’articolo pubblicato dal Volkskrant che il legislatore dovrebbe interpretare questi cambiamenti.

I leader del centro-sinistra, nella missiva, mettono al centro il tema delle “contro-prestazioni” che spesso la rigida normativa nazionale impone ai comuni di pretendere dai beneficiari del susssidio. Secondo Pechtold e Samsom, le municipalità dovrebbero avere mano libera per poter “personalizzare” l’approccio.