Il cyber attacco della scorsa settimana ha messo in allerta le autorità portuali di Rotterdam dopo che  il virus ha colpito il principale container del colosso delle spedizioni Maersk. Completamente automatizzato è un modello per altri terminali container gestiti in tutto il mondo dal gruppo danese. Un’importante esempio di A.I. ha tuttavia mostrato il lato debole dell’automazione totale: a giorni di distanza dall’attacco, il sistema non sarebbe ancora ripristinato mentre il lato “analogico” dei macchinari è tornato in funzione.

Secondo l’associazione dei portuali, sentita da FD, si tratterebbe di una “wake up call” per il settore. Secondo il manager, l’attacco informatico che ha paralizzato tra le altre APM e Maersk avrebbe avuto un impatto imprevisto: “Per proteggere le imprese tradizionali basta una ringhiera ma questa è una minaccia diversa”, avrebbe detto.

Le debolezze dello “smart port” sono state messe a nudo in maniera piuttosto drastica: APM e Maersk, rappresentano infatti un terzo del volume dei traffici che partono da Rotterdam e se anche le altre due compagnie ECT e RWG fossero state colpite, scrive FD, nessuno può immaginare le conseguenze. Quella immediata sarebbe stata il blocco totale del porto. Secondo gli esperti altri attacchi sarebbero “inevitabili”.