DFID – UK Department for International Development, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Sempre più pediatri nei Paesi Bassi lanciano l’allarme: il sistema di accoglienza per i richiedenti asilo sta mettendo seriamente a rischio la salute dei minori. Secondo l’Expertisecentrum Kind en Adolescent bij Nieuwkomers (EKANN), almeno 40 bambini nel corso dell’ultimo anno hanno subito un grave peggioramento delle condizioni di salute a causa dell’accesso tardivo alle cure. Le cause principali? Condizioni di vita malsane e continui trasferimenti tra centri di accoglienza.
“In alcuni casi – denuncia la pediatra e cofondatrice di Ekann, Sara Baauw – i danni alla salute sono permanenti o, peggio ancora, i ritardi hanno portato alla morte dei bambini”. I problemi si concentrano soprattutto nei centri di crisi e accoglienza d’emergenza, dove l’accesso alla sanità non è garantito fin dal primo giorno, dice il programma tv Pointer.
Attualmente, 16.000 minori vivono in centri di accoglienza nei Paesi Bassi, molti dei quali in strutture temporanee. I rapporti dell’Ispettorato per la Sanità e la Gioventù confermano che questi luoghi sono spesso inadatti per i bambini: edifici fatiscenti, ambienti insicuri e privi di stabilità.
Anne van Els, pediatra all’ospedale Bravis di Bergen op Zoom, racconta di aver visto un bambino gravemente denutrito che viveva in un centro da oltre sei mesi prima di essere indirizzato a un medico. Secondo il COA (Centraal Orgaan opvang Asielzoekers), è responsabilità dei genitori segnalare quando un bambino ha bisogno di cure. Tuttavia, EKANN replica: molti genitori non conoscono il sistema sanitario o non sono in condizioni psicologiche per affrontarlo. “Hanno spesso traumi e non sanno a chi rivolgersi – spiega Baauw –. Servono più supporto e orientamento.”
Un ulteriore problema è rappresentato dai trasferimenti frequenti: oltre 7.000 bambini vengono spostati da una struttura all’altra ogni anno. Questo disorienta le famiglie e impedisce ai medici di seguire le terapie. Van Els racconta il caso di una bambina con una malattia genetica, improvvisamente scomparsa dal suo ambulatorio perché trasferita senza avviso. “Ho dovuto cercarla e riattivare la rete medica, ma non tutti i colleghi possono permettersi di fare lo stesso: mancano tempo e risorse.”
Il COA risponde che per ragioni di privacy non può comunicare direttamente le variazioni di indirizzo dei richiedenti asilo ai medici curanti, ma può assistere i genitori nella comunicazione.
Per ridurre la pressione sul sistema, la Ministra per l’Asilo e la Migrazione Marjolein Faber propone di eliminare la Spreidingswet, la legge che obbliga i comuni a ospitare richiedenti asilo. Il COA si oppone fermamente: “Proprio questa legge consente di garantire una distribuzione più stabile ed evitare i continui spostamenti, che sono alla radice dei problemi”, spiega il direttore Kapteijns.
Faber, tuttavia, sostiene che non tutte le strutture di emergenza siano inadeguate e che la maggior parte dei bambini viene spostata meno di tre volte. “Non tutto va male”, dice.
Intanto, i tempi per l’elaborazione delle richieste di asilo da parte dell’IND (Immigrazione e Naturalizzazione) continuano ad allungarsi. Secondo i dati forniti a Pointer, 13.500 bambini attendono una decisione sulla propria domanda d’asilo, 5.500 dei quali sono in attesa da più di 15 mesi.







