Curaçao, a processo per tangenti l’ex premier, chiesti tre anni. L’accusa: manovrato dal “re delle slot” Francesco Corallo

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Gerrit Schotte

Tre anni di carcere per truffa, corruzione e tangenti: questa la richiesta della pubblica accusa nel processo che vede imputato a Curaçao l’ex premier Gerrit Schotte. Così scrive il Telegraaf. Al centro dell’inchiesta  sono i rapporti tra il politico antillano e il magnate dei casinò Francesco Corallo, cittadino olandese di origine italiana, considerato dagli inquirenti l’artefice della fortuna di Schotte al quale avrebbe elargito oltre 200mila dollari, tutti di provenienza illecita. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Corallo sarebbe stato la “mente” del gabinetto Schotte, il primo governo della semi-autonoma Curaçao, dopo la dissoluzione delle Antille Olandesi nel 2010. Il governo sarebbe poi caduto dopo appena due anni, a causa delle inchieste che hanno travolto l’ex premier. La vicenda emerse nel 2011, quando l’ufficio del primo ministro dell’isola chiese all’allora ministro dell’interno italiano Roberto Maroni, un certificato di “buona condotta” per Corallo al fine di assegnarli un importante incarico politico. Essendo la politica estera di Curaçao materia di competenza del governo dei Paesi Bassi,  le autorità italiane risposero all’ambasciatore olandese a Roma, sostenendo che il nome del magnate dei casinò, pur non avendo questi precedenti penali o inchieste a suo carico, sarebbe nelle carte della DIA e della Guardia di Finanza per traffico di stupefacenti e riciclaggio di denaro.

Il passato scomodo di Francesco Corallo

Nato a Catania nel 1960, Corallo è cresciuto ai Caraibi e ha costruito un impero internazionale delle slot machine, ottenendo nel 2004 una licenza dai Monopoli di Stato italiani per la gestione delle macchinette. Come racconta un’inchiesta del 2014 firmata da Paolo Biondani sull’Espresso,  la concessione era arrivata nonostante i trascorsi del padre Gaetano: una condanna definitiva nel 1998 a 7 anni per associazione a delinquere e usura, sempre in relazione ad affari che la famiglia Corallo avrebbe portato avanti a Sint. Maarten fin dagli anni ’70. Corallo senior era stato condannato tre volte per associazione mafiosa; i pm avevano convinto i giudici della sussistenza di rapporti d’amicizia e affari con il clan dei Santapaola. Ma le sentenze erano state poi tutte annullate dalla Cassazione. 

I rapporti con la politica italiana

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Francesco Corallo

Non solo un buon network a Curaçao ma anche tanti amici in Italia. La vicenda che ha fatto conoscere all’opinione pubblica il nome del personaggio, noto a lungo solo agli addetti ai lavori, è stata la storia della villa di Montecarlo della famiglia della compagna dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini che ha messo in rilievo le frequentazioni dell’italo-olandese con i vertici politici nostrani. In realtà, si trattò solo della punta dell’iceberg:  sempre secondo l’Espresso, le attività estere poco limpide dei Corallo non hanno impedito nel 2009 alla società di Francesco, la Bplus-Atlantis, di veder rinnovata la concessione per le slot machine. Rappresentante legale di Blus in Italia, era Amedeo Laboccetta  parlamentare del PDL in quota Alleanza Nazionale, allora partito di governo nel Berlusconi III e Marco Milanese, deputato PDL e grande sponsor nel 2010 di Corallo. Quest’ultimo venne indagato per corruzione; secondo la Guardia di Finanza, l’allora braccio destro di Tremonti avrebbe fatto approvare una norma ad hoc per favorire il “re delle slot” . Ma l‘arresto nel 2012 di Massimo Ponzellini, ex presidente della Bpm, per tangenti intascate al fine di favorire un prestito di 148milioni di euro alle società controllate da Corallo, ha cambiato le sorti di quest’ultimo, facendo scattare un mandato di cattura internazionale. L’uomo, dopo due anni di latitanza a Santo Domingo si è consegnato  alle autorità italiane nell’estate del 2014.

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