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Cristiani fanno causa all’Olanda per 20mila bottiglie di vino dei Territori palestinesi Occupati

Un gruppo evangelico fa causa ai Paesi Bassi contro il divieto di importare e vendere prodotti degli insediamenti israeliani. Nel magazzino dell’organizzazione ci sono circa 20.000 bottiglie di vino che rischiano di diventare improvvisamente invendibili, racconta Al Jazeera.

Da una parte c’è il governo olandese che vuole vietare il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata e sulle alture del Golan. Dall’altra c’è Christians for Israel, gruppo evangelico che sostiene Israele e che ha deciso di portare il governo in tribunale.

In mezzo, almeno per ora, ci sono 20.000 bottiglie di vino.

Il ricorso è stato presentato dall’Israel Product Centre (IPC), il centro di distribuzione di Christians for Israel a Nijkerk. L’organizzazione sostiene che il governo non le abbia lasciato abbastanza tempo per smaltire le proprie scorte prima dell’entrata in vigore del divieto.

Il nuovo provvedimento dovrebbe scattare il 22 settembre e resterà in vigore per tre anni non riguarderà soltanto l’importazione: saranno vietati anche l’acquisto e la vendita dei prodotti provenienti dagli insediamenti, oltre ai servizi di intermediazione e ai tentativi di aggirare le restrizioni.

Christians for Israel contesta anche il principio stesso del provvedimento. Secondo l’organizzazione, il divieto olandese è «unilaterale» e potrebbe entrare in conflitto con le norme europee sulla libera circolazione delle merci.

La questione, insomma, è diventata molto più grande di qualche bancale di bottiglie.

La storia comincia con vino e cosmetici

La battaglia dura in realtà da anni: nel 2020 il gruppo olandese DocP segnalò alle autorità alcuni prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani, tra cui vino e cosmetici del Mar Morto, accusando l’IPC di utilizzare un’etichettatura scorretta.

Nel 2021 l’autorità olandese per la sicurezza alimentare NVWA diede ragione a DocP e inflisse all’IPC una multa di 2.100 euro per etichettatura ingannevole.

Poi è arrivata la svolta internazionale.

Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito, in un parere consultivo, che la presenza israeliana nei territori palestinesi occupati è illegale e che gli Stati devono adottare misure per impedire rapporti commerciali o investimenti che contribuiscano a mantenerla.

Nel settembre 2025 la Camera dei rappresentanti olandese ha chiesto un divieto sulle importazioni dagli insediamenti. Il governo lo ha trasformato in decreto nel luglio di quest’anno.

Il caso olandese potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini dei Paesi Bassi. Il mercato olandese rappresenterebbe infatti circa il 30% delle merci provenienti dagli insediamenti israeliani destinate o transitate nell’Unione europea, secondo un’indagine citata da Al Jazeera.

I Paesi Bassi sono inoltre tra i pochi Stati dell’UE ad aver introdotto un divieto di questo tipo. Spagna e Irlanda hanno già adottato misure analoghe, mentre il Belgio ha approvato un progetto di decreto. La Slovenia aveva imposto restrizioni, poi revocate dal nuovo governo conservatore.

A Bruxelles, invece, la situazione rimane quella classica: gli Stati membri non sono d’accordo su un divieto europeo comune.

Intanto, nei Paesi Bassi, la questione finirà davanti a un giudice. E prima di parlare di diritto internazionale, politica mediorientale e libera circolazione delle merci, qualcuno dovrà anche spiegare che fine faranno quelle 20.000 bottiglie di vino israeliano ferme nel magazzino di Nijkerk.

La decisione del tribunale sul ricorso dell’Israel Product Centre è attesa nelle prossime settimane.

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