di Miriam Viscusi

 

Da settimane il confine tra Polonia e Bielorussia è sotto i riflettori per la nuova crisi migratoria. Al confine tra i due Paesi, infatti, da mesi arrivano gruppi di migranti che provano ad attraversare irregolarmente il confine. Sono tra le 7 e le 10 mila persone e la maggior parte proviene dall’Iraq. Ma non solo: tra loro ci sono anche afgani, siriani, curdi, libanesi e yemeniti, tutti arrivati a Minsk in aereo e con visti turistici e da lì decisi a raggiungere a piedi l’Europa.

L’apertura di nuova rotta che potrebbe investire anche i confinanti Paesi baltici ma che nasconde una nuova crisi migratoria. Quella tra Polonia e Bielorussia sembra sempre più una partita a scacchi in stallo dove il matto viene dato ai tanti uomini, donne e bambini che rischiano di morire bloccati nei campi al confine.

Costrette a vagare a temperature sotto zero nei fitti boschi, molte persone sono state gravemente ferite e alcune sono già morte.

Il presidente bielorusso Lukashenko ha schierato l’esercito per allontanare i migranti dalle città e “accompagnarli” al confine, mettendo sotto ricatto le istituzioni europee. Ma il governo polacco è poco intenzionato ad accoglierli. I migranti che riescono a superare il confine, vengono trattenuti o respinti dalle autorità polacche senza esaminare le loro richieste di asilo in un rimbalzo costante. 

Dalla Lituania alla Polonia

“In realtà è stata la Lituania il primo Paese target del governo bielorusso – premette Katsiaryna – che ha tentato di fare a maggio quello che ora sta facendo con la Polonia: dirottare i migranti. Durante la scorsa estate il numero di migranti che ha tentato di attraversare il confine tra Bielorussia e Lituania è stato particolarmente elevato. Ci sono stati circa 3mila tentativi contro gli appena 8 registrati nell’estate precedente“, dice Kirill Kofanov, avvocato per i diritti umani per l’organizzazione no-profit bielorussa Human Constanta.

La ong offre assistenza linguistica e legale a migranti e rifugiati: “Ci contattano per ricevere assistenza dai confini. Al momento da Lettonia e Lituania non ne riceviamo tanti quanti dalla Polonia, ma questo non significa che non sia una situazione critica ovunque. Oggi non riusciamo a prevedere se arriveranno richieste d’asilo anche nei Paesi baltici perché siamo concentrati sul confine con la Polonia” racconta Kofanov.

 

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Gelo, zero acqua, percosse e Covid

L’attività dell’ONG è concentrata nelle grandi città come Minsk. “I rifugiati ci contattano per ricevere aiuto, ma purtroppo al momento non abbiamo accesso al confine: l’azione delle ONG bielorusse e delle associazioni che offrono assistenza è proibita sul confine, non possiamo vedere direttamente cosa succede. Ci arrivano solo alcuni video o altri messaggi. Ci mostrano i campi in cui si trovano per dirci che fa troppo freddo o manca l’acqua. In altre parole assistiamo impotenti a una vera e propria crisi umanitaria”.

Nei video diffusi in rete appaiono anche le guardie bielorusse che, dall’interno dei campi o dal confine, non permettono ai rifugiati di tornare indietro verso le città bielorusse. “La loro presenza è la prova che le autorità bielorusse è consapevole e cosciente di questa situazione” racconta  Katsiaryna Lozka, dottoranda di Minsk in Relazioni Internazionali all’UNU-CRIS. : “Ci sono prove di percosse da parte delle guardie bielorusse che operano un trattamento disumano sui migranti“.

Il coinvolgimento del governo bielorusso è confermato da una storia pubblicata da un quotidiano nazionale. Un rifugiato iracheno dopo aver richiesto asilo in Bielorussia, una volta arrivato all’Ufficio immigrazione, è stato deportato nel giro di due ore. “Nella pratica, la Bielorussia non è un Paese sicuro anche se è così definito, perché primo Paese d’arrivo, dall’Organizzazione mondiale delle migrazioni”. 

Regolamento di affari interni

La presenza dei migranti diventa sempre più visibile nelle città. Al momento non ci sono scontri con la popolazione ma non è un’ipotesi da escludere. “La presenza dei migranti è qualcosa di nuovo per i bielorussi, anche se molti molti cittadini capiscono che il governo sta strumentalizzando la questione per fare pressioni sulla UE” dice la Lozka.

 “Lukashenko nella sua propaganda sta dando la colpa della crisi all’Unione Europea e agli Stati Uniti e lo farà anche in futuro” conclude Katsiaryna. “In realtà quello che sta accadendo riflette anche la crisi nazionale della Bielorussia e i problemi interni. Con la tragedia migratoria ai confini, il presidente cerca di distogliere l’attenzione dalle violazioni dei diritti umani compiute all’interno dei confini: ci sono più di 800 prigionieri politici bielorussi oggi”.