Proseguono le consultazioni tra il re e i partiti rappresentati nel parlamento di Bruxelles, alla ricerca di una via d’uscita alla crisi belga. Il re Filip ha proseguito con le consultazioni con i leader dei partiti: Wouter Beke (CD & V), John Crombez (sp.a), Meyrem Almaci (Groen), Olivier Chastel (MR) e Zakia Khattabi e Jean-Marc Nollet (Ecolo).

Dopo le dimissioni del primo ministro Charles Michel, accettate con riserva dal sovrano, vanno avanti i colloqui con il presidente di CD & V Wouter Beke e Olivier Chastel di MR, fissati per il pomeriggio.

In linea di principio, il re può ancora rifiutare le dimissioni del governo ma ciò sembra molto improbabile. Come scrive il quotidiano fiammingo De Morgen, non esistono soluzioni alternative al governo di minoranza dimissionario, il quale tuttavia non ha numeri per poter portare la legislatura alla sua conclusione naturale.

Qualora il Filip accettasse le dimissioni non è detto che si vada al voto: secondo la costituzione belga, infatti, il sovrano non puo’ sciogliere il parlamento. Quest’ultima procedura spetta alla stessa assemblea che deve votare al sua dissoluzione a maggioranza. Per il momento, solo N-VA e Vlaams Belang premono per il voto, gli altri partiti preferirebbero attendere il 26 maggio per poter condurre una sola campagna elettorale.

Le altre parti preferirebbero aspettare fino al 26 maggio, quando sono previste comunque elezioni fiamminghe, federali ed europee.

Se il re accettasse le dimissioni e il parlamento non avesse maggioranza per essere sciolto, l’attuale esecutivo proseguirà per l’ordinaria amministrazione fino ai primi di aprile, e cioè 40 giorni prima delle elezioni.

Come sottolinea De Morgen, il governo in “amministrazione fiduciaria” potrà solo chiedere al parlamento il via libera per spese urgenti, autorizzate ogni tre mesi, ma non potrà finanziare grandi progetti.