La polizia sta digitalizzando 1.500 delitti irrisolti. Vorrebbe tentare di portare a termine  questi “cold case” attraverso nuovi software.

Le forze di polizia nazionali stanno trasferendo su registri digitali l’intero archivio di casi sospesi. Una raccolta che si aggira intorno ai 25 milioni di pagine. Attualmente solo il 15% delle prove viene archiviato digitalmente.

Il trasferimento in digitale permetterà alla polizia di analizzare le prove dai computer, velocizzando il processo da settimane a pochi giorni. L’intelligenza artificiale selezionerà anche quelle indagini, circa 1.000 omicidi, che vale la pena riaprire.

I nuovi sviluppi sono stati presentati alla conferenza sulle tecnologie alla fine di questa settimana. Anche il pubblico è stato invitato a suggerire modi in cui i software possono essere utilizzati per scavare ancora di più in queste indagini irrisolte.

Lo specialista delle indagini Roel Wolfert ha detto a NOS: “Sistemi come questo ci permetteranno di migliorare anche la nostra attività futura, riusciremo per esempio  trovare possibili collegamenti tra casi. Si potrebbe applicare anche a indagini in corso”.

Non si tratta del primo metodo inventivo che la polizia olandese escogita per trattare l’accumulo di casi non trattati. Lo scorso anno nelle carceri era stato distribuito un “calendario dei delitti irrisolti” contenente i dettagli di 52 crimini. Si volevano incoraggiare i detenuti a farsi avanti con nuove informazioni. L’iniziativa aveva portato alla riapertura di sette indagini ed è stata ripetuta quest’anno.