La flessibilità nel mercato del lavoro richiede più correttivi per limitarne gli effetti negativi; a sostenerlo è l’Het Centraal Planbureau (CPB), agenzia di studi macroeconomici del governo.

Persone impiegate con contratti flessibili, in genere, godono di minori certezze e di ridotte sicurezze sul reddito, fattori questi alla base di una maggiore disuguaglianza, dice l’agenzia. Possibili soluzioni, prosegue CPB, potrebbero essere una maggiore regolamentazione di questo tipo di contratti e la riduzione delle differenze tra i costi ed i rischi connessi.

Tuttavia, più regole per proteggere i lavoratori flessibili non aumenterebbero il numero di contratti a tempo indeterminato, mette in guardia l’agenzia: il vantaggio finanziario per le aziende, di impiegare persone con contratti flessibili rimarrebbe al suo posto.

CPB suggerisce di comprimere alcune delle tutele di cui godo i lavoratori con contratto permanente, riducendo l’attuale differenza di costi e rischi per i datori di lavoro. Un’altra possibilità potrebbe essere quella di lavorare a schemi uniformi per invalidità, pensione e per la formazione indipendentemente dalla forma contrattuale nella quale è inquadrato il lavoratore.

Sono 6 su 10 i lavoratori assunti oggi nei Paesi Bassi con contratto a tempo indeterminato; nel 2006 erano 7 su 10.