Circa 300.000 famiglie in Olanda rischiano di subire conseguenze economiche particolarmente pesanti a causa dell’attuale crisi economica legata all’energia. Per i nuclei a basso reddito la perdita di potere d’acquisto potrebbe raggiungere il 6%, mentre per le famiglie con redditi fino alla media nazionale il calo potrebbe arrivare al 4%.
È quanto emerge da una ricerca del Centraal Planbureau (CPB), l’ufficio olandese per l’analisi delle politiche economiche.
I più vulnerabili sono soprattutto coloro che dispongono di redditi bassi ma sostengono costi elevati perché vivono in abitazioni grandi e scarsamente isolate. Queste famiglie risultano particolarmente esposte all’aumento del prezzo del gas.
Vi sono inoltre lavoratori con redditi modesti che, per esigenze professionali o personali, devono percorrere molti chilometri in auto e che vedono una parte significativa delle proprie entrate assorbita dai costi di benzina e gasolio.
Per la maggior parte degli olandesi, invece, il CPB prevede una perdita di potere d’acquisto inferiore all’1% sia quest’anno sia nel prossimo.
La guerra nel Golfo e il prezzo dell’energia
Secondo il CPB, l’entità della crisi dipenderà in larga misura dalla durata delle tensioni e del conflitto nell’area del Golfo Persico.
Dopo l’annuncio di un accordo tra Iran e Stati Uniti, i prezzi di petrolio e gas hanno registrato una flessione. Tuttavia, anche se il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz dovesse tornare completamente alla normalità, gli effetti economici della crisi continueranno a farsi sentire ancora per diverso tempo.
Il dibattito sui carburanti
Negli ultimi mesi il dibattito politico nei Paesi Bassi si è concentrato soprattutto sul prezzo dei carburanti: a causa degli elevati costi di benzina e diesel, diversi partiti hanno chiesto una riduzione temporanea delle accise, seguendo l’esempio della Germania.
Il governo olandese ha però scelto una strada diversa: ha ampliato il rimborso chilometrico per i pendolari e, dal 1° luglio, ridurrà la tassa di circolazione per gli imprenditori che utilizzano veicoli commerciali leggeri. Per gli autotrasportatori, invece, l’imposta verrà temporaneamente azzerata.
Il CPB sostiene la decisione del governo di non introdurre una riduzione generalizzata delle accise. Secondo gli economisti, una misura del genere comporterebbe costi molto elevati per lo Stato pur aiutando in modo poco mirato il gruppo relativamente ristretto di persone che ha realmente bisogno di sostegno.
In generale, le famiglie a basso reddito utilizzano meno l’automobile rispetto a quelle più benestanti. Tuttavia esiste una fascia di lavoratori con salari modesti che non può fare a meno di percorrere lunghe distanze.
Per questi casi il CPB suggerisce l’introduzione di un sistema di social lease, già adottato in Francia, che consentirebbe alle persone con redditi bassi di ottenere condizioni agevolate per il noleggio a lungo termine di una piccola auto elettrica.
L’analisi pubblicata dal CPB prende in considerazione esclusivamente gli effetti diretti dell’aumento dei prezzi di gas, benzina e diesel.
Restano invece da valutare gli effetti indiretti della crisi , come l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e di altri beni, che diventano più costosi da produrre e distribuire proprio a causa dell’energia più cara.
Ad agosto il CPB presenterà una valutazione completa dell’impatto sul potere d’acquisto delle famiglie nell’ambito dell’analisi delle misure economiche che il governo illustrerà durante il tradizionale discorso del bilancio, il Prinsjesdag.







