Quasi 15 anni fa, la divisione tedesca della Nike ha promesso di raccogliere le scarpe usate e riciclarle in una fabbrica di Anversa come parte di un progetto ecologico.

Un team di giornalisti delle emittenti tedesche Die Zeit, Das Erste’s Panorama e Flip ha invece scoperto che decine di migliaia di scarpe nuove sono state distrutte in un altro impianto poco lontano. Mettendo dei localizzatori GPS nelle suole, l’inchiesta ha scoperto che l’azienda stava distruggendo i resi nascondendosi dietro l’iniziativa Nike Grind.

Nike Grind è il progetto nato per separare i materiali delle scarpe per poi trasformarli in materiale granulare residuo, che può essere utilizzato per la costruzione di campi da tennis, da basket e parchi giochi.

Da Amburgo ad Anversa

Il team di giornalisti tedeschi ha lasciato un paio di scarpe usate in un negozio Nike di Amburgo per essere riciclate; l’applicazione di tracciamento che avevano nascosto ha invece mostrato che le scarpe non sono mai arrivate all’impianto di riciclaggio Nike European Logistics Campus di Meerhout. Al contrario, risultano spedite a una fabbrica con grandi trituratori industriali a Herenthout, entrambi nella provincia di Anversa e a soli 25 chilometri di distanza l’uno dall’altro.

I giornalisti hanno ripetuto il test, questa volta installando un localizzatore GPS in un paio di scarpe da basket nuove. Anche questo paio di scarpe è finito nel trituratori, anche se le scarpe non erano mai state indossate.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Le Vif (@levif.be)

Nike si è difesa sostenendo di aver distrutto il paio di scarpe al centro dell’inchiesta perché si è accorta che un localizzatore GPS era stato inserito nella suola, rendendo le scarpe “invendibili”.

Quando, fingendosi clienti, i giornalisti hanno visitato la seconda fabbrica, hanno filmato di nascosto migliaia di scarpe nuove dirette al macero. Alcune avevano persino l’etichetta di reso ancora attaccata.

Il fast fashion che distrugge tutto

Dietro le politiche non proprio green della Nike ci sarebbe il principio del fast fashion: il prezzo economico delle merci, le mutevoli tendenze della moda e un rapido ritmo di produzione fanno sì che i vestiti e le scarpe siano conservati per periodi di tempo più brevi. E che spesso vadano distrutti.

Nel 2019 è stato prodotto il numero record di 24,3 miliardi di paia di scarpe, di cui le scarpe da ginnastica costituiscono una grossa fetta. Nike ha registrato un aumento di quasi cinque volte del suo profitto netto negli ultimi 15 anni.

Lo zampino del Covid

I giornalisti sospettano che la Nike abbia distrutto tutte le scarpe, comprese quelle nuove, per ragioni commerciali accelerate dal coronavirus. Se le collezioni di scarpe continuavano a crescere a ritmo sostenuto, il bisogno dei consumatori, costretti a casa, è diminuito progressivamente.

Questo ha portato ad eccedenze di stock che hanno riempito eccessivamente i magazzini già pieni. Alcune aziende evitano di vendere masse di stock a prezzi scontati per paura di danneggiare l'”esclusività” del loro marchio.

La risposta della Nike

La multinazionale al momento nega i risultati dell’inchiesta: al momento “solo le scarpe usurate, i modelli di prova rovinati, i prodotti difettosi e quelli restituiti che mostrano segni di danno o di usura inaccettabile, gli articoli contraffatti vengono inviati a Nike Grind”, mentre “i prodotti non indossati o senza difetti vengono rimessi in vendita”.

Nel presentare i risultati al ministero federale dell’ambiente, un portavoce ha detto che si tratta di una possibile “violazione della gerarchia dei rifiuti”, che afferma che la prevenzione dei rifiuti ha la massima priorità e ha la precedenza su tutte le altre misure di smaltimento come il riciclaggio.