Emmanuel André è stato l’ospite speciale del telegiornale – 13heures – ieri, mercoledì 20 ottobre. L’esperto ha parlato di una situazione tesa. Le cifre continuano ad aumentare e gli ospedali sono sotto forte pressione.

“Prevediamo di raggiungere la soglia dei 1000 pazienti negli ospedali a fine mese, e 2000 a metà novembre” ha dichiarato in una conferenza stampa Yvan Van Laethem, portavoce interfederale per la lotta al Covid-19.

“Oggi dobbiamo parlare di un altro lockdown. É l’unico strumento che abbiamo a disposizione” afferma Emmanuel André. “Non dobbiamo chiederci cosa chiudere. Dobbiamo chiederci cosa lasciare aperto” ha inoltre aggiunto.

“I margini di manovra sono molto limitati. Dobbiamo puntare a far funzionare il sistema sanitario. Dobbiamo permettere a chi lavora negli ospedali di lavorare in buone condizioni” afferma Andrè. 

“Stiamo andando dritto contro un muro”

 L’ex portavoce della lotta contro il Covid-19 chiarisce il punto, “stiamo andando dritto contro un muro”. Pertanto “c’é ancora un pò di spazio per fare delle scelte sociali. Ma quali sono le attività che moralmente dovrebbero essere autorizzate a continuare?

“Ora che c’è ancora scelta, è più facile decidere” afferma. Il lockdown, agli occhi di alcuni sembra essere necessario, appunto come unica soluzione. I governi e le loro politiche però stanno facendo il possibile per evitarlo.

C’è un emergenza in corso per i dottori. Quindi ogni giorno in più, conta in quanto il lockdown è tanto piú efficace se messo in atto rapidamente. Per Emmanuel André, ciò che complica le cose oggi è l’esitazione.

“Questo tempo è necessario per convincere ad agire” denuncia Emmanuel. Quando una parte della popolazione è stata persuasa, si avrà un impatto su come reagire.

“La libertà individuale, ancora una volta, si ferma oggi”

Emmanuel André mette in guardia anche sulla situazione ospedaliera. “La situazione sta per traboccare. Le persone devono rendersi conto che quando i loro cari saranno ricoverati, la qualità e le prestazioni sanitarie saranno minori” aggiunge lo specialista.

Resta da convincere la popolazione che “ha avuto grandi difficoltà a valutare dove sta il proprio sforzo personale, individuale. Tanti sono i messaggi di speranza”.”Tutti devono rendersi conto che nessuno voleva questa situazione, avremmo forse potuto evitarla. Ma ora non abbiamo più scelta. La libertà individuale, ancora un’altra volta si ferma oggi” conclude il medico.

Il Belgio sta affrontando una situazione particolarmente drammatica, e il picco dei contagi non è stato ancora raggiunto. Si prevedono 4 settimane faticose.