Author pic: Sara Ariu

“Durante la prima ondata di Covid in Belgio, il problema era l’equipaggiamento. Mentre oggi è la carenza di personale”, dichiara Christie Morreale, ministra vallona della Salute, lanciando un appello ai volontari per aiutare le case di riposo e di cura.

In Belgio, la situazione Covid negli ospedali peggiora ogni giorno. “Siamo in zona rossa”, conferma Christie Morreale, in un’intervista a Bel RTL. “Dobbiamo attuare misure forti, e sono sicura che venerdì ne prenderemo delle altre”. La ministra è favorevole ad eventuali trasferimenti a supporto degli ospedali sovraffollati: “C’è bisogno di solidarietà da parte degli altri ospedali e delle altre regioni, ma se necessario bisogna anche aiutare i Paesi vicini”, ha aggiunto, ricordando che si tratta di una decisione federale.

Nella case di riposo, la situazione diventa sempre più complicata. Il governo ha infatti deciso di sottoporre obbligatoriamente tutti i dipendenti al tampone. L’obiettivo è quello di evitare il disastroso contagio avvenuto nella prima ondata del Covid. “Ci sono dei piccoli cluster: nonostante le precauzioni e le protezioni, la malattia è entrata nelle case di risposo in qualche modo. Nella prima ondata però il problema era l’equipaggiamento, mentre oggi è la mancanza di personale”, afferma la ministra, appellandosi a tutti coloro che sono in grado di dare una mano.

Riguardo ai tamponi imposti ai dipendenti, la ministra spiega: “La situazione epidemiologica sta peggiorando. La condizione delle case di riposo è legata all’aumento della diffusione del virus nel resto del paese: dobbiamo stare allerta”. Le visite al momento sono ancora permesse: secondo la ministra non bisogna ricorrere all’isolamento come a marzo, ma cercare di limitare i contatti sociali. I provvedimenti saranno presi se una casa di riposo in particolare diventa cluster del virus.

I metodi di testing su scala nazionale sono stati rivisitati e i centri di analisi e i laboratori sono sovraccarichi di lavoro, come riporta il quotidiano Le Vif.Il Belgio è uno dei primi 3 nell’UE, in termini di testing. Il numero di test è alto, ma anche se vorremmo farne di più, abbiamo dovuto ridimensionarci”.

Dato che gli asintomatici non saranno più testati, la quarantena sarà di 10 giorni. Un parametro difficile da imporre a delle persone che non hanno nessun sintomo. È difficile dire con certezza che venga rispettato, richiede uno sforzo collettivo e un’attenzione coscienziosa alla propria situazione sanitaria. In generale, credo che le persone rispetterebbero l’isolamento, ma penso che l’importante sia avere un sistema solido, quindi bisogna ridurre i contatti sociali.”

Domani, ad una settimana di distanza dall’adozione dei nuovi provvedimenti, avrà luogo un altro comitato di conciliazione. La popolazione è ben informata da parte delle autorità? “Occorrono regole chiare e rigide, che siano congruenti tra loro. Le misure che saranno annunciate domani dal comitato di conciliazione, riguarderanno le limitazioni dei contatti sociali, associate all’aumento dei tamponi. La regione vallona ha anche proposto di estendere l’obbligo di sottoporsi al tampone, a tutti i cittadini”.