The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

Cos’ha lasciato il colonialismo olandese in India? Un’iniziativa online per scoprirlo

CoverPic | Author: Yash Narola | Source: Wikimedia | License: CC 4.0

Una nuova iniziativa online chiamata Le thinnai kreyol analizza il passato creolo dell’India e come esso ha plasmato il Paese. Con il progetto, la professoressa Ananya Jahanara Kabir e lo scrittore Ari Gautier mirano a “celebrare le storie multiculturali dell’India che stanno scomparendo” a causa di chi vorrebbe definire la cultura indiana come monolitica. L’idea è quella di creare un sito web per ospitare il materiale raccolto attraverso il confronto con scrittori, ricercatori e musicisti.

Nel 1498 il navigatore portoghese Vasco da Gama arrivò a Calcutta e aprì la rotta marittima tra Europa e India. Da questo conseguirono 200 anni di dominio britannico, ma non solo. Il colonialismo portò a costanti interazioni tra gli indiani e i francesi, i portoghesi, gli olandesi e i danesi, lasciando importanti segni sul territorio e nella cultura, dall’architettura, alla cucina, alla musica, alla lingua.

La Compagnia delle Indie Orientali o Vereenigde Oost-Indische Compagnie (VOC) fu fondata dagli olandesi nel 1602 e rimase attiva fino al 1799. In poco tempo strappò ai portoghesi il controllo del Capo di Buona Speranza e dell’Oceano Indiano e pose le sue basi commerciali a Ceylon (odierno Sri Lanka), in Indonesia e a Taiwan. In India, i possedimenti olandesi più strategici erano Pulicat (nella regione Tamil Nadu), Masulipatam (Andhra Pradesh), Chinsura (Bengala), Nagapattinam (Tamil Nadu) e Cochin (Kerala).

Gli olandesi fondarono la loro prima fabbrica a Masaulipatam nell’Andhra Pradesh nel 1605. Successivamente hanno anche stabilito centri commerciali in varie parti dell’India. La Dutch Suratte e la Dutch Bengal furono fondate rispettivamente nel 1616 d.C. e nel 1627 d.C.. Gli olandesi conquistarono Ceylon dai portoghesi nel 1656 e nel 1671 espugnarono anche i forti portoghesi sulla costa di Malabar. In termini economici, guadagnarono enormi profitti grazie al monopolio del pepe nero e delle spezie.

I prodotti principali che gli olandesi trasportavano dall’Oceano Indiano all’Europa erano: spezie, cotone, oppio, seta, indaco, diamanti della città di Golconda.

Gli olandesi, durante il loro soggiorno in India, si sono cimentati nel conio di monete modellate su quelle locali. Con il fiorire del loro commercio stabilirono delle zecche a Cochin, Masulipattam, Nagapatam Pondicherry e Pulicat. La pagoda d’oro con l’immagine di Lord Venkateswara (Vishnu) fu emessa alla zecca di Pulicat.

Pic: Dutch Cemetery of Surat | Author: Kinkhab | Source: Wikimedia | License: CC 4.0

Nel territorio indiano ci sono ancora varie testimonianze del dominio olandese, soprattutto architettoniche. Un esempio importante è il cimitero di Surat (Gujarat), sulla costa occidentale.

I cimiteri olandesi e armeni di Surat si trovano in una località nota come “Gulam Falia”, vicino alla strada che porta alla porta di Katargam. Le tombe olandesi sono di varie dimensioni e forme, ma quello che eccelle tutto il resto in magnificenza è il grandioso mausoleo del barone Adrian Van Reede, a capo della Compagnia olandese nelle Indie. La sua tomba, costituita da una doppia cupola di grandi dimensioni, con una galleria sopra e sotto, è sostenuta da sontuose colonne. Il monumento funebre era anticamente ornato da affreschi, stemmi e passaggi della Scrittura, e le finestre erano adornate con bellissime sculture in legno.

Le tombe dei cimiteri inglesi, olandesi e armeni sono annoverate tra i monumenti storici più importanti della città. L’imponenza delle tombe e dei mausolei era un simbolo del potere sugli indigeni. Per questo gli olandesi e gli inglesi entrarono in competizione, giocando a chi costruiva la tomba più imponente.

Anche nei Paesi Bassi si possono ancora trovare elementi molto particolari di origine indiana che in epoca coloniale fecero il loro ingresso nella cultura olandese. Un esempio curioso è il chintz – dall’Indu “chint” che vuol dire “colorato” o “variegato – un cotone con disegni floreali prodotto in India e con cui venivano prodotti abiti femminili, tendaggi e coperte da letto. Ancora oggi questa stoffa si può vedere a Hindeloopen, in Friesland, in cui si trovano vestiti realizzati nello stile importato dagli olandesi nel Seicento.

Kabir è una studiosa di letteratura, nata a Calcutta, che attualmente insegna al King’s College di Londra. Ha fatto ricerche sulle culture creolizzate, ossia emerse dalla mescolanza tra nativi ed europei durante l’epoca coloniale.

Gautier è nato in Madagascar e si è trasferito nell’ex colonia francese Pondicherry (Tamil Nadu) da bambino. A 16 anni è partito per la Francia, è tornato anni dopo in Asia meridionale e nel 2005 si è trasferito in Norvegia. Nei suoi romanzi si incontrano proprio le varie culture che Le thinnai kreyol intende celebrare.

Il nome Le thinnai kreyol esemplifica la visione di Kabir e Gautier. Le è la parola francese per “il”, mentre thinnai in lingua tamil indica una piattaforma rialzata simile a una veranda di fronte a una casa dove amici, famiglia, viaggiatori e sconosciuti possono incontrarsi. Dall’inizio di giugno i due collaboratori hanno condotto diverse dirette su Facebook con scrittori, ricercatori e musicisti. Vogliono riattivare la memoria attraverso un “arcipelago di frammenti”, come si legge sulla loro pagina facebook. I “frammenti”, dicono, si riferiscono a “enclave e città portuali in India dove la modernità coloniale e l’attività mercantile hanno dato vita a secoli di scambi culturali sorprendenti“, così come è successo in “isole ed enclave costiere nei Caraibi, nell’Oceano Indiano e nel Pacifico, e porti e metropoli europee”.

Secondo i due studiosi, città come Mumbai sono riconosciute come “cosmopolite”, altre come Chennai e Calcutta no. Inoltre, le somiglianze tra i luoghi eredi della presenza portoghese, francese e olandese in India (come Goa, Pondicherry, Kochi e le città del Bengala lungo il fiume Hughli) meriterebbero più attenzione. Per Kabir e Gautier, tante culture che oggi sono considerate scollegate da chi nega la globalizzazione e il multiculturalismo sono in realtà legate dalla creolizzazione.

Al momento, Le thinnai kreyol si limita alle dirette sui social. Presto però, secondo Kabir e Gautier, si manifesterà anche in incontri dal vivo.