The Netherlands, an outsider's view.

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ART

Cosa sono gli art freeport, i nuovi depositi di opere d’arte tax free, e che c’entra l’Olanda?

CoverPic | Author: BurnAway | Source: Flickr | License: CC 2.0

di Agata Zarcone

Negli ultimi anni il mondo dell’arte si è radicalmente trasformato. Il mercato dell’arte, per sua natura sfuggente e poco regolarizzato, è stato uno dei più affetti dai cambiamenti della globalizzazione. John Zarobell, un professore dell’università di San Francisco, attivo anche come curatore e artista, ha scritto un brillante libro a riguardo: Art and The Global Economy. Il libro spiega le connessioni tra il mercato dell’arte e la globalizzazione soffermandosi sugli aspetti chiamati dall’autore ai “margini”, uno dei più rilevanti è l’istituzione del freeport.

Cos’è un freeport?

Lexology, la più vasta enciclopedia legale sul web descrive il freeport come magazzino e territorio di libero scambio, all’interno del quale vengono custoditi beni di alto valore, tra cui arte, pietre preziose, oggetti antichi, oro, auto d’epoca e collezioni di vini, a volte per lunghi periodi. Il portale legale online spiega come, oltre allo stoccaggio sicuro, gli utenti di questo magazzino speciale beneficiano del differimento dei dazi all’importazione e delle imposte indirette come l’IVA o l’imposta sugli utenti, nonché di un alto grado di segretezza.

Sulla carta, l’obiettivo dei porti franchi è quello di semplificare il transito delle merci attraverso un paese evitando procedure doganali e tasse ingombranti per facilitare gli scambi commerciali.

Le merci possono essere legalmente scambiate all’interno di questi porti franchi permettendo ai proprietari di ottenere grandi guadagni senza avvisare le autorità fiscali, in quanto le informazioni su prezzo, acquirente e venditore non sono divulgabili pubblicamente.

Il freeport artistico è il corrispettivo fisico di un conto bancario svizzero

Il concetto di art freeports si inserisce in un quadro legale globale e di una mentalità del fare business tipica di molte compagnie di oggi. Il freeport artistico è la risposta del mercato dell’arte ai bisogni di strategie per l’evasione fiscale. È un po’ come il corrispettivo fisico di un conto bancario svizzero. Invisibile alle autorità fiscali, ai governi stranieri, e persino agli assicuratori delle opere d’arte stesse.

L’arte può essere conservata lì con anonimato completo e venduta senza pagare alcuna tassa. Per fare un esempio: se qualcuno compra un dipinto del valore di 50 milioni di dollari in un’asta a New York dovrà pagare una tassa di 4,4 milioni. Ma, se questo qualcuno spedisce la propria opera in un freeport in Svizzera, la tassa sparirà nel nulla.

Secondo Nicholas Shaxson, il giornalista investigativo esperto di offshore, il concetto principale dei freeports è esattamente quello di giurisdizione segreta. Nel suo libro Treasure Islands (2011), l’esperto sostiene che alcuni paesi, come alcuni paesi regolino la segretezza finanziaria come mezzo per garantire la discrezionalità del settore bancario e proteggere le la varie attività da meccanismi di regolamentazione esterni.

Quali sono i freeports in Europa?

La Svizzera svetta in Europa con ben due freeports, uno a Zurigo e uno a Ginevra, di dimensioni megagalattiche. Segue quello del Lussemburgo, aperto solamente nel 2014, e quello di Monaco. I free ports di Monaco e Lussemburgo sono sotto l’egida dello stesso proprietario, Yves Bouvier, che possiede anche un altro free port in Asia, a Singapore sotto il nome di compagnia Natural Le Coultre.

Bauvier detiene anche un 5% di azioni sul freeport di Ginevra. Businessman svizzero, Bauvier è stato travolto in svariati scandali di frode e riciclaggio di denaro, il più famoso quello dell’accusa di frode e riciclaggio di denaro da parte delle autorità di Monaco. L’accusa partì da un oligarca russo, Dmitry Rybolovlev, ingannato da Bauvier nella vendita di un dipinto di Picasso attraverso doppia fatturazione.

L’erede di Picasso, intervenuta in questa accesa discussione, ha accusato Bauvier di averle rubato ben tre opere d’arte. Questo è per fare un quadro generale della situazione su chi gestisce questo tipo di luoghi.

Il depot di Ginevra, il più importante deposito di opere al mondo

Secondo l’Economist, l’art depot di Ginevra è grande quanto ventidue campi da calcio, e continua ad espandersi senza sosta. Il New York Times ha riportato che il magazzino di Ginevra contiene quasi 1 un milione e 200.000 opere (di cui solo 1000 di Picasso). Una marea sconfinata, ha detto BBC, se si pensa che il National Gallery di Londra ne contiene ‘solo’ 2,300, e il MoMa 200.000.

Il freeport di Ginevra, insomma, contiene immensi tesori. Come riportato dal New York Times, alcuni di questi tesori provengono da origini poco chiare e trasparenti. Una delle notizie più sconvolgenti arriva dall’Italia, dove la polizia italiana nel 2014 su dei sarcofagi etruschi ritrovati insieme a 45 casse di reperti rubati, alcuni avvolti in giornali italiani degli anni ’70.

Nel magazzino di Ginevra sono parcheggiati dei veri e propri tesori, purtroppo ora nascosti. Water Serpents II di Gustave Klimt, saccheggiato nella seconda guerra mondiale e successivamente recuperato dagli eredi, è stato venduto per 183,8 milioni di dollari nel 2012 ad un miliardario russo, Dmitry M. Rybolovlev, che lo ha messo in depot.

In deposito a Ginevra si trova la sua intera collezione da 2 miliardi di dollari. Il bottino comprende un Rothko, un van Gogh, un Renoir, Water Serpents II di Klimt, San Sebastiano di El Greco, Les Noces de Pierrette di Picasso e Cristo come Salvator Mundi di Leonardo da Vinci.

Le preoccupazioni sollevate dal mondo dell’arte

Ad ogni modo, il numero così alto di opere depositate in tutta segretezza sta sollevando alcune preoccupazioni sull’uso di questi spazi per attività illegali. Eli Broad, un importante collezionista di arte contemporanea, all’inaugurazione del suo museo a Los Angeles si è espresso a sfavore del concetto di art depot dicendo che ‘trattare l’arte come merce e nasconderla nel deposito è qualcosa che per me non è morale.’

Con lui sono d’accordo rilevanti figure nel campo dell’arte, come per esempio Jean-Luc Martinez, direttore del Louvre, che ha descritto i free port come i più grandi musei che nessuno può vedere. Le posizioni del mondo dell’arte sono, comunque, spaccate.

Il gallerista di New York David Nash, per esempio, ha dichiarato che i dipinti non sono beni pubblici, e che non vi sia nulla di immorale in questo genere di spazi.

Prossima apertura 2021: Depot Bojimans Van Beuningen di Rotterdam

Mentre gli esempi di art depot non mancano in Europa, le loro collezioni sono estremamente private agli occhi del pubblico. Arriva, però, dai Paesi Bassi l’assoluta novità: il depot aperto al pubblico. Il museo Boijmans di Rotterdam inaugurerà nei prossimi mesi il suo esperimento innovativo. Il museo Boijmans aveva annunciato l’apertura di un depot un anno fa, come parte di un mastodontico progetto di trasformazione del museo iniziato nel 2019.

L’idea sembra essere venuta Sjarel Ex, direttore del museo, quando nel 2015 dopo 13 ore incessanti di pioggia, i vigili del fuoco gli chiesero cosa avesse voluto salvare: la collezione d’arte o la biblioteca. Un dilemma da non poco conto.

Il Boijmans ha anticipato la tendenza a costruire nuovi enormi depositi museali che saranno accessibili anche al pubblico. Lo scorso ottobre il Centre Pompidou ha annunciato l’apertura di una “art factory” di 22.000 metri quadrati nel 2025 a Massy, a 30 minuti di treno da Parigi. E Mosca ha presentato un ambizioso progetto per lo stoccaggio delle collezioni di 27 musei nazionali e comunali in una struttura di 70.000 mq in periferia. Il Victoria and Albert Museum di Londra sta portando avanti il progetto, annunciato nel 2018, di spostare circa 250.000 oggetti e 917 archivi a est in un sito nel Parco Olimpico dove i visitatori potranno vedere le mostre che sono state rinchiuse per decenni.

La struttura di Rotterdam, dal valore di 85 milioni di euro, comprende un complesso di edifici, il cui design è a cura del rinomato gruppo di architetti MVRDV. Si potrà avere accesso ad un’intera collezione senza l’intervento di un conservatore d’arte. Si potrà curiosare tra 151.000 opere d’arte – di cui 88.000 disegni e stampe – e guardarne i lavori di conservazione e restaurazione.

L’edificio ospiterà la collezione del museo, ma anche alcune collezioni private selezionate. I collezionisti, privati e/o aziende, possono rimanere anonimi e gli spazi sono accessibili tramite un ingresso privato.

Sono attesi circa 90.000 visitatori l’anno (circa il triplo dei biglietti venduti oggi).

Secondo il sito del museo, tutto sembra improntato alla massima trasparenza: un mix di collezioni pubbliche e private accessibili a chiunque, spazi riservati ai funzionari doganali per gestire la regolare compravendita delle opere, sale dove i privati possono conservare i propri beni, uffici a vista e un ristorante sul tetto circondato da alberi.

Depot Boijmans Van Beuningen è il primo art freeport al mondo che offre accesso alla sua intera collezione. Ma il concetto – in quanto totalmente sperimentale – desta, naturalmente, tantissime domande.

Non ultima quella della sostenibilità dei progetti. Dall’inizio di marzo, il settantaseienne Robert Goebbels  ha lasciato tutte le sue funzioni presso The Luxembourg Freeport Management Company. In funzione da quasi sei anni, il porto franco lussemburghese è inattivo. Nel 2018 ha registrato una perdita di 1,6 milioni di euro, che ha ulteriormente gonfiato il suo debito. Quest’ultimo, infatti, è passato da 9,4 milioni di euro nel 2017 a 12,3 milioni di euro nel 2018.