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Corte Suprema, guidare con l’alcoholslot è già sanzione. No a processo per gli automobilisti

L’alcoholslot, una sorta di “etilometro fisso” che segue per due anni l’automobilista risultato positivo all’alcol test, è a tutti gli effetti una sanzione. Lo ha stabilito ier la Corte Suprema, mettendo fine alla disputa che aveva accompagnato nel 2011 l’introduzione del “tutore” obbligatorio in automobile per chi alza troppo il gomito: l’apparecchio, installato a spese dell’automobilista, da CBR (la motorizzazione olandese) che permette al trasgressore di continuare a guidare, seppur in stato di ‘sorveglianza’,  è valido solo per la prima sanzione, ma non ha comunque impedito fino ad oggi ai trasgressori di finire in tribunale. In questi anni, come racconta l’NRC, in molti avevano obiettato che l’installazione coatta di un sistema di controllo elettronico sul veicolo seguita dal procedimento civile (o penale) fossero, combinate, una punizione draconiana: o l’una, o l’altra. Ora la sentenza chiarisce il punto: l’obbligo di soffiare nell’apparecchio, che rivela il tasso alcolemico di chi guida, per far partire il veicolo (inclusi i diversi “richiami” che l’apparecchio richiede durante il tragitto) è già una sanzione; un procedimento civile o penale si tradurrebbe in una seconda sanzione per la stessa infrazione. Ma gli automobilisti sorvegliati e processati fino ad oggi, non cantino vittoria: purtroppo per loro, la sentenza non è retroattiva.

 


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