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Corruzione in Nigeria, a processo ENI e Shell

Il processo si svolgerà a marzo presso il tribunale di Milano e ha preso avvio dopo la denuncia presentata dall’italiana Re:Common e dalle organizzazioni Global Witness e Finance Uncovere

L’italiana ENI e l’anglo-olandese Shell avrebbero pagato una mega tangente di 1,1 miliardi all’ex ministro nigeriano del petrolio Dan Etete.

E’ questa la cifra esorbitante che, secondo l’accusa, i vertici delle multinazionali petrolifere ENI e Shell avrebbero versato sui suoi conti per ottenere una nuova e ricca concessione per le estrazioni. Per questo caso di corruzione internazionale, tra gli altri, sul banco degli imputati saranno chiamati l’attuale amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi e il suo predecessore Paolo Scaroni oltre  a quattro top manager Royal Dutch Shell.

Il processo si svolgerà a marzo presso il tribunale di Milano e ha preso avvio dopo la denuncia presentata dall’italiana Re:Common e dalle organizzazioni Global Witness e Finance Uncovered che avevano monitorato le operazioni della compagnia petrolifera italiana e anglo-olandese nel paese africano.

I loro vertici sapevano, secondo l’accusa, che il destinatario finale dei soldi sarebbero stato non lo stato nigeriano ma la società personale dell’ex ministro nigeriano che in cambio avrebbe concesso la licenza per il blocco petrolifero OPL 245 con riserve stimate intorno ai 9,23 miliardi di euro. Da parte sua ENI ha rigettato le accuse, confermando la sua massima fiducia nell’ex amministratore delegato Descalzi, allo stesso modo di Shell che si è detta dispiaciuta dal rinvio a giudizio dei manager della multinazionale.


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