di Marco Rossi, Mihaela Breabin e Massimiliano Sfregola

 

In Olanda la situazione muta di ora in ora, a causa dell’emergenza coronavirus ma soprattutto, in diverse fasce della popolazione, sale la preoccupazione per le misure adottate dal governo da molti percepite come troppo blande. Ciò che al contrario è aggressivo, dopo il virus, è l’impatto che le cancellazioni turistiche e lo “stay in” scelto da molti residenti sta avendo sul settore horeca, il settore turistico-alberghiero: un crollo delle prenotazioni e le cancellazioni in hotel, ostelli e ristoranti in costante aumento. Il dato si aggira, intorno al 30% delle presenze in meno, scrive il Parool. Oltretutto, i dipendenti stessi degli alberghi chiedono una riduzione dell’orario di lavoro o di poter usufruire delle indennità. A causa di questi cali, molti albergatori non possono pagare la tassa di soggiorno e si stanno attivando per chiedere dei prestiti al governo per evitare la bancarotta. La situazione non è certo migliore per i ristoranti. Secondo l’associazione di categoria, infatti, si sta assistendo a un drastico calo delle presenze.

Nella capitale, il proprietario della pizzeria Nnea, Vincenzo, ha notato dall’annuncio delle misure del governo un calo delle presenze e delle prenotazioni: “Si nota che in giro c’è meno gente”, ha dichiarato Vincenzo a 31mag. “Soprattutto manca il turista medio, che solitamente si aggira per le vie di Amsterdam, a causa del calo di voli.”.

In altri locali del centro, la situazione è simile: il titolare di un punto di ristoro nel centro storico, che cucina specialità olandesi ha avuto, invece, un forte calo di presenze nell’ultimo periodo. La diminuzione è considerevole; circa del 40%. Per lui i turisti sono fondamentali: “Recentemente abbiamo perso una prenotazione con una compagnia turistica di 180 persone” ha detto il titolare per dare un’idea. “Quei turisti sarebbero venuti a magiare nel nostro ristorante per cinque giorni, adesso non verranno più”.

Vincenzo cerca di puntare sulla prevenzione. “Nel nostro locale serviamo con i guanti. Abbiamo ridotto anche il numero di tavoli per limitare i contatti e messo a disposizione delle persone che lo desiderano guanti e gel igienizzante. Inoltre abbiamo ordinato un lavabo: vorremmo che i nostri ospiti, prima di entrare nel ristorante, si lavassero le mani”.

La paura più forte, per ora, è quella dell’effetto a catena che un prolungarsi della crisi potrebbe portare, locali aperti o no. Lo staff, ad esempio, teme per il proprio posto di lavoro. Non tutti i ragazzi di Vincenzo hanno contratti a tempo indeterminato e alcuni ne hanno a zero ore e l’ipotesi di una chiusura prolungata, e forzata, non è ormai più tanto remota:”Se dovessi chiudere un mese, senza sussidi dello Stato, non potrei più riaprire la mia pizzeria. Per poter andare avanti potrei fare asporto, ma avrei comunque bisogno di aiuti statali. Ma sono fiducioso: non credo si arriverà a tanto”. Il titolare del ristorante olandese, a causa del forte calo di presenze, sta già riducendo i turni.”Penso che la stagione dei tulipani ne risentirà”.

Entrambi i proprietari sono scettici sull’ipotesi che l’esecutivo adotti misure estreme. “Non penso che il governo possa controllare quello che può essere paragonato a un atto divino” ha detto il titolare olandese. Vincenzo è critico con l’approccio delle autorità ma conosce bene gli olandesi e pensa sia difficile che adottino misure drastiche: “Per loro, avendo una mentalità nordica, il virus è un’influenza più seria ma fa comunque parte del ciclo vitale. Per questo non stanno prendendo misure come in Italia. Il governo, inoltre, si fida della collettività.” Il ristoratore olandese ha ancora fiducia: “Tale misura provocherebbe solo angoscia e panico. Non penso ci sia motivo per arrivare a tanto”, dice a 31mag.

E fuori da Amsterdam? A Den Haag la situazione non è diversa: per le strade del centro solo poche persone, i locali sono mezzi vuoti e gli uffici pubblici chiusi. Nella città ministeriale, l’impatto delle misure adottate dal governo è più evidente. “Si vede meno gente e in giro e da un paio di giorni anche il numero di clienti abituali è calato”, racconta Ivan, italiano, gestore del cafè Alpino. E gli olandesi? “Fino a ieri ci sfottevano. Ma nel complesso, non sembrano troppo preoccupati.” Ivan fa vedere un ordine arrivato per la consegna a domicilio: “guarda, questo ufficio -di solito- ordina il doppio delle pizze. Molti dipendenti sono rimasti a casa”. Il calo, racconta ancora, è soprattutto per i turisti: “la stagione dei Tulipani è prossima e il calo di turisti, molto evidente”. Sarà un problema se il governo dovesse imporre il “lock-down” come in Belgio? “Si, sarebbe un serio problema. Il mio è un locale piccolo e non ho personale ma altri ristoratori italiani, e soprattutto il loro personale, sono molto preoccupati”. Al momento, tra l’altro, non arrivano scorte dall’Italia: “I camion sono fermi al Brennero, a quanto ne so. Per un po’ possiamo andare avanti con ciò che abbiamo, comunque.” Ciò che non gli manca, dice Ivan, ridendo è la carta igienica: “Ne ho una scorta in magazzino. Se dovessi fare ricorso a prodotti locali, perlomeno, non avrei bisogno della carta”.