The Netherlands, an outsider's view.

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Coronavirus, nell’UE non è scontro tra civiltà ma una battaglia progressisti-conservatori



di Massimiliano Sfregola

source pic: European Parliament

Lo scontro in corso in seno all’UE, per decidere le misure da adottare in risposta all’emergenza coronavirus, è davvero uno “scontro di civilità” tra austeri e creativi, o per dirla più semplicemente, tra il nord ‘tirchio’ e il sud ‘spendaccione’? A primo impatto, giudicando le parole dei leader, potrebbe sembrare questa l’unica chiave di lettura. E benchè questa visione bianco-nero, qualche elemento di veridicità lo abbia, la situazione è molto più complessa.



Basti vedere le dichiarazioni di giovedì al Parlamento europeo: la divisione sugli interventi, infatti, non è uno scontro tra culture ma uno scontro tra politiche. Esteban González Pons (PPE, ES) ha dichiarato nel suo intervento: “Abbiamo bisogno che l’Europa esca sul balcone ogni sera per applaudire gli operatori sanitari” e ha chiesto che le risorse fossero indirizzate alle cure sanitarie locali e che fosse garantita la libera circolazione di attrezzature e beni medici. Il parlamentare, a nome del PPE, chiede vengano garantiti i sistemi politici, gli investimenti nella ricerca e prosegua la solidarietà tra i leader europei il cui “spirito europeo sta fallendo”.

Mostrando un forte sostegno alle misure dell’UE per affrontare la pandemia di COVID-19, i deputati, durante la sessione di emergenza, si sono espressi a favore di una forte solidarietà europea per aiutare i cittadini e soprattutto hanno chiesto di mantenere le frontiere aperte.

“Le decisioni odierne non sono che un primo passo”, ha affermato Javier Moreno Sánchez a nome del gruppo socialista (S&D, ES) esprimendo sostegno da parte del gruppo politico alle misure di emergenza che i governi del nord contrastano. Gruppo politico nel quale siedono anche i deputati del PVDA, i laburisti olandesi.

Il leader laburista Lodewijk Asscher si è espresso su Twitter contro il muro-contro-muro del premier Rutte: l’Olanda non deve bloccare soluzioni ma lavorare insieme ai partner europei. E’ tempo di solidarietà

E la tedesca Ska Keller, presidente del gruppo verde (Verdi / ALE, DE)  non sembra pensarla come la Cancelliera: oltre a dirsi favorevole, a nome del suo gruppo -del quale fa parte anche il Groenlinks olandese-, agli eurobonds, chiede di intervenire anche nei Balcani occidentali. “I Verdi chiedono un aiuto finanziario per le persone che hanno perso il proprio reddito e, attraverso l’emissione di “coronabond”, garantire la stabilità dei paesi dell’UE.”



E a conferma del fatto che la spaccatura è politica e non culturale, almeno non solo culturale, ecco una dichiarazione di Derk Jan Eppink (ECR, NL) eurodeputato del Forum voor Democratie: “Le nuove obbligazioni in euro o” coronabond “non sarebbero un modo efficace per rilanciare l’economia europea. Le persone hanno urgente bisogno di denaro. Le banche centrali nazionali dovrebbero invece fornire crediti a tassi di interesse pari a zero ai cittadini e alle nostre imprese “. Risposta nazionale a problema globale; anche in questo caso, risposta politica conservatrice che poco ha a che fare con la nazionalità.

“Un’Europa protettiva si prenderà cura dei suoi lavoratori impiegti in funzionii essenziali. Invece di applaudire i caregiver, i cassieri, le persone dalle quali dipende la nostra vita, aiutiamoli ”, ha dichiarato Manon Aubry (GUE / NGL, FR), chiedendo la condivisione della produzione di attrezzature sanitarie e una strategia chiara e coordinata per tutelare l’UE.

Il problema, insomma, non è “tirchi” contro “spendaccioni” ma conservatori-nazionalisti contro progressisti-internazionalisti. A monte, non è un caso che le risposte più ostili arrivino proprio da politici o maggioranze politiche poco inclini ad un’UE più politica e solidale.