Il continuo calo del numero di casi positivi al Covid-19 nei Paesi Bassi non continuerà ancora per molto. Aumenta infatti l’incertezza sulla situazione, secondo quanto riportato dagli esperti della sanità pubblica Jaap van Dissel e Jacco Wallinga. Lo scorso sabato, in un’intervista all’emittente pubblica NOS, i due esperti hanno sottolineato come la maggior parte dei residenti nei Paesi Bassi sia ancora vulnerabile all’infezione dalla malattia.

Riferendosi ad alcune dichiarazioni fatte ad aprile – in cui affermava che i Paesi Bassi sarebbero arrivati naturalmente all’immunità di gregge – il capo dell’Istituto Nazionale per la Salute Pubblica e l’Ambiente (RIVM) Van Dissel ha ammesso che, in realtà, è esiguo il numero di persone contagiate dalla malattia: si tratterebbe di circa 1 milione di persone.

“Si è parlato molto della cosiddetta ‘immunità di gregge’. In alcune aree del Paese, la percentuale di persone che ha sviluppato gli anticorpi è pari al 10%, in altre solo all’1%. Questo significa che la maggior parte della popolazione rimane vulnerabile all’infezione” ha spiegato Van Dissel. Attualmente, la maggior parte delle infezioni si verifica in “ambito familiare” e non più nelle case di cura e in ospedale.

I casi nel Paese sono in netto calo: lunedì non è stato registrato alcun decesso per la prima volta dopo 100 giorni. Anche i nuovi casi, i ricoveri e i ricoveri in terapia intensiva sono diminuiti nel corso della settimana.

Si teme sempre di più, tuttavia, una seconda ondata di infezioni nel Paese, parallela ad un ulteriore allentamento delle misure a partire dal 1 luglio, come annunciato dal premier Rutte mercoledì. “Dobbiamo essere pazienti e attendere gli sviluppi della situazione. Altre preoccupazioni riguardano il periodo estivo, in particolare in tema di vacanze, e il rientro scolastico a settembre. Non abbiamo mai affrontato una situazione simile”, ha sottolineato Wallinga, specializzato in malattie infettive. A suo parere, per favorire un ulteriore allentamento delle misure, bisogna continuare ad adottare un approccio cauto.

Chiaramente, il RIVM ha dovuto adattare le sue strategie alle nuove scoperte nell’ambito della nuova malattia nel corso di queste settimane. Secondo Van Dissel, “All’inizio tutto era molto meno chiaro. Non si sapeva nemmeno se saremmo riusciti a contenere il virus. Vi è un continuo rinnovamento sia delle scoperte sul virus sia sulla miglior strategia da adottare”.

D’ora in poi, RIVM non pubblicherà più il numero di decessi e ricoveri ospedalieri ogni giorno ma metterà a disposizione informazioni accurate sullo sviluppo del virus, compresi i metodi per rilevare precocemente il numero di infezioni.