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Il coronavirus in Olanda ha suggerito al primo ministro Mark Rutte di fare appello all’UE, chiedendo una maggiore cooperazione tra i paesi. Ma ha ammesso che  i sistemi sanitari diversi, non facilitano il compito.  Nella sua prima dichiarazione pubblica da quando il virus è stato identificato nei Paesi Bassi giovedì, Rutte ha dichiarato di aver parlato con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyden alla ricerca di un approccio comune.

Il problema, secondo Rutte, sarebbe proprio da ricercare nei diversi sistemi sanitari nazionali. E a proposito delle critiche mosse alla presunta inerzia, il premier olandese ha risposto che il governo segue le indicazioni degli esperti, nel caso olandese, dell’agenzia RIVM.

Il governo, ha annunciato tra l’altro Rutte, continuerà a seguire l’evolversi della situazione e potrebbe adottare misure più rigide, solo qualora la situazione dovesse richiederlo.

Attualmente, i casi di coronavirus registrati in Olanda sono 18, ha scritto RIVM. Gran parte dei pazienti hanno contratto l’infezione in Italia oppure sono entrati in contatto con pazienti che provenivano da quelle zone.

Secondo un sondaggio realizzato da EenVandaag tra 7000 persone il 25/02, la metà degli olandesi non dorme sonni tranquilli. Allo stato attuale, a parte avvisi di viaggio per l’Italia, il governo olandese non ha adottato altra misura ufficiale. Per il momento nessuno stop o quarantena a chi arrivasse dall’Italia o da altri Paesi con grandi focolai di contagio.

Quasi la metà degli intervistati è ora preoccupata (44 percento), diceva il programma tv,