di Massimiliano Sfregola

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Il coronavirus in Olanda è arrivato ma il governo ha scelto una linea “business as usual”: nessuna misura preventiva negli aeroporti perchè, sostengono le autorità, quando venne implementata per l’emergenza SARS non produsse alcun risultato. Nessun invito a sospendere le attività quotidiane e nessun piano di emergenza per sottoporre al tampone anche chi avesse sintomi lievi. La strategia dell’Olanda, insomma, è riassunta nelle parole del ministro della sanità Bruno Bruins: il governo prende la questione seriamente ma si attiene alle indicazioni dell’autorità sanitaria, il RIVM, e per il RIVM il numero di contagi accertati (per ora fermi a 382) e i decessi, 4 in totale, non giustificano misure drastiche come quelle adottate in Italia.

Tuttavia, questo approccio laissez faire, non convince tutti. Neanche in Olanda: il Volkskrant, ad esempio, ha ricostruito come la diffusione del virus nel Brabante -oggi il maggior focolaio di contagio nel Paese- sia, sostanzialmente, avvenuta mentre le autorità politiche e sanitarie rimanevano a guardare.  Il non voler considerare i pazienti asintomatici, focalizzandosi solo su quelli che presentavano sintomi, è stata la linea seguita fino ad ora, e la grottesca conclusione della riunione del gabinetto di crisi del governo Rutte martedì ne è un po’ una foto: il premier annunciava in conferenza stampa come la misura unica suggerita dal governo, sia l’invito a non “stringersi la mano”, proprio un attimo prima di stringere la mano al direttore di RIVM.

L’Olanda, quindi, non ha di fatto adottato misure. Come scrive il Volkskrant: la buona notizia è che quasi tutti i contagiati guariscono senza troppi problemi, quella cattiva è che il rischio di una pandemia nazionale è molto alto perché gli asintomatici diffondono il virus. I Paesi Bassi, per la stessa struttura del paese, sono più a rischio dell’Italia: l’elevata densità di popolazione e la -sostanziale- continuità territoriale con Belgio e Germania, soprattutto con aree di questi due paesi già colpite dal virus, l’alto volume di pendolarismo transnazionale e di viaggiatori/turisti che attraversano, soprattutto, Amsterdam e Schiphol, in assenza di misure concrete rendono l’Olanda molto più vulnerabile dell’Italia.

Eppure, nonostante questi problemi siano noti e l’Irish Times, abbia ricostruito la scarsa attenzione posta dal governo al “paziente zero olandese”, testato solo quando ha mostrato i sintomi (ma di fatto, aveva già diffuso in giro il virus) oppure al pullman di studenti andato in nord Italia in settimana bianca, il premier Rutte continua a ripetere che è tutto sotto controllo.

Questa posizione non è condivisa dalla politica; la deputata del Partito per gli Animali, Eva Van Esch, ha chiesto al governo durante il dibattito in parlamento: “il governo olandese si preoccupa della prevenzione o si preoccupa del panico”?

Il problema, come scrive il Volkskrant, è che il numero di tamponi disponibili è limitato, così come lo è la capacità degli ospedali: hanno poco personale (già ne avevano poco)  e non sono preparati ad affrontare l’impatto di una pandemia. Se dovesse accadere, i medici dovranno decidere a chi dare priorità; con un totale di 1.150 posti letto in terapia intensiva, gli ospedali saranno pieni se il virus dovesse subire un picco improvviso. E i rischi maggiori sono per gli anziani e per le altre persone vulnerabili. 

La decisione di non decidere è politica: il governo in carica è un esecutivo molto orientato a destra e il premier Mark Rutte, in ossequio ai principi liberali, ha sempre ripetuto di volere una politica pratica, senza grandi ideali, focalizzata sugli individui e sul loro senso di responsabilità. In una situazione come questa, può bastare?

Per il momento solo Horeca Nederland, l’associazione olandese che riunisce esercenti di bar, ristoranti e hotel, plaude per l’immobilismo governativo: l’esecutivo ha deciso di non vietare grandi eventi e di non imporre chiusure ai locali. Questa (non) decisione ridurrà l’impatto negativo che l’emergenza coronavirus sta avendo sul settore, dicono da Horeca Nederland. Nessuno, però, si preoccupa del tracollo che avrebbe il sistema economico olandese in caso di pandemia.

“Penso ci sia una bella differenza tra olandesi e italiani. Noi siamo sobri e non disturbiamo il dottore immediatamente. Gli italiani, invece, vanno dal medico per ogni minima cosa “, raccontava al Parool la 25enne Nicolein, originaria di Amsterdam ma residente a Milano nei primi giorni di emergenza coronavirus. Siamo sicuri che sobrietà e pragmatismo, siano sinonimi di indifferenza?