The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

EU

Coronavirus in Lettonia, 2 metri di distanziamento sociale. E la situazione è tranquilla

di Ginevra Bittante

Pic credit: Guido Sechi

Le misure contro la diffusione del coronavirus sono state prese piuttosto rapidamente in Lettonia. Subito dopo la comparsa dei primi contagi, il governo ha deciso di attuare delle restrizioni. Infatti, già il 13 marzo tutte le scuole erano già chiuse. E’ toccato, poi, alle palestre, alle biblioteche e tutti gli eventi con più di 50 persone sono stati cancellati.

“Vivendo in una zona già tranquilla di suo, non si percepisce molto il cambiamento,” ci racconta Giulio. un docente italiano che vive da 10 anni in una cittadina vicino a Jūrmala, a circa 30 km da Riga. Giulio dice che il cambiamento maggiore l’ha percepito per via del suo impiego. Da docente ha dovuto spostare il suo lavoro completamente online. Ma oltre a questo,  grandi cambiamenti, nel suo quartiere, non sono stati avvertiti. “In Lettonia non ci sono restrizioni per uscire, se non quella di mantenere due metri di distanza dagli altri. I nuclei familiari possono girare senza problemi e organizzare grigliate all’aperto”, racconta. 

Il quartiere dove abita Giulio, comunque, non conta molti residenti. I suoi vicini di casa abitano a circa 50 metri da casa sua e spesso gli chiedono se la situazione in Italia sia effettivamente così drammatica come viene dipinta dai media. “Qua la situazione è molto più tranquilla. Il numero di casi in Lettonia è basso. Per questo, a tanti lettoni, sembra incredibile – se non quasi impossibile – ciò che sta accadendo in Italia,” racconta Giulio. “Ma tutta questa tranquillità, secondo me, porta i lettoni a sottovalutare un po’ la cosa.” Tanto che, stando a Giulio, le uniche persone che indossano le mascherine sono gli operatori sanitari all’ospedale. “Le mascherine sono introvabili già da un mese, ma in ogni caso, quasi nessuno le indossa.

“Ho sentito voci che parlano di speculatori che avrebbero  fatto incetta di mascherine a fine febbraio – quando è scoppiato il focolaio a Codogno. Non so quanto sia effettivamente vero. Rimane il fatto che le mascherine sono introvabili da allora,”. Proprio per questo, Guido, italiano a Riga da anni, cerca di evitare di andare al supermercato più che può. Anche se sono ormai dotati di disinfettante per le mani, guanti, e separatori per la distanza, nei supermercati in Lettonia il personale non indossa mascherine. E i clienti non prestano attenzione alla distanza di sicurezza. “Per questo, quando posso, usufruisco dei servizi di consegna a domicilio o del nuovo sistema di raccolta della spesa. Questo prevede l’acquisto della spesa online, e poi si passa in macchina all’esterno del negozio a recuperarla.” 

Invece, per quanto riguarda i bar e i negozi nella capitale, “le restrizioni non ne prevedevano la chiusura, ma molti hanno chiuso per la mancanza di clienti”, racconta Guido. “In centro, un paio di bar sono ancora aperti, ma tengono i tavoli distanziati di 2 metri l’uno dall’altro.” Con l’inizio della bella stagione, alcuni ristoranti hanno la possibilità di disporre più tavoli fuori, ma la mancanza di clienti porta molte attività a chiudere.

Guido si sente tranquillo e fiducioso nello Stato. Anche se il governo non è stato molto operativo sul piano degli investimenti per l’assistenza alle aziende, tutte le misure contro la diffusione del virus sono state prese tempestivamente. “Non siamo stati chiusi completamente in casa e il virus non si è diffuso in maniera capillare,” spiega Guido. Conclude dicendo che la maggior parte dei casi positivi si registrano nella capitale e nelle zone limitrofe, che insieme contano circa metà della popolazione del Paese.