The Netherlands, an outsider's view.

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Coronavirus, il lavoro delle sex workes continua di nascosto

Nonostante la chiusura dei sex club e delle restrizioni per il Coronavirus, diverse sex workers continuano a lavorare. Anche loro hanno bollette da pagare, riporta NOS. Molte di loro, infatti, non sono incluse nel sistema di previdenza sociale e non hanno accesso ai fondi del governo. Accogliere i clienti in casa propria o da un amico è l’unico modo per sopravvivere.

“Ho lavorato in diversi club, tra l’Aia e Amsterdam. C’era solo un’opzione: continuare a farlo a casa. Anche perché ho una grande richiesta da parte dei miei clienti” ha riferito una delle tante sex workers che continuano a lavorare. “Molte delle mie colleghe stanno facendo la stessa cosa: lavorano da casa o affittano una stanza”. Ci si aspetta che un sempre maggior numero di prostitute agisca in questa maniera. “Dovranno farlo, altrimenti moriranno di fame. Come per il parrucchiere: ora non posso andarci, quindi viene direttamente a casa mia. La vita continua, ma di nascosto.”

Minke Fisscher di Belle, un’agenzia di soccorso per le prostitute e le vittime della tratta degli esseri umani, ha sottolineato che molte sex workers non possono richiedere aiuti, dato che non tutte sono lavoratrici autonome o hanno un DigiD. Per ora non ci sono dati su questo fenomeno. Al momento, però, circa 150 annunci al giorno sono condivisi su siti erotici come Kinky, Seksjobs e Speurders.

Source Pic: Pixabay