di Massimiliano Sfregola

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Mark Rutte è un politico navigato; uno dei premier più navigati nell’UE, con quasi 10 anni consecutivi da primo ministro, in tre diversi governi, e anche uno dei più scaltri; in tanti lo hanno conosciuto come alleato di ferro di Angela Merkel e di recente come leader dei “frugali”, l’alleanza di quattro paesi “ricchi” dell’UE-Austria, Danimarca e Svezia- che non vogliono un incremento di budget e in politica interna è noto come istrionico e astuto tessitore di coalizioni impossibili.

Lo tsunami sanitario, politico e sociale che ha portato con sé il coronavirus, però, ha messo a dura prova anche la scaltrezza di un politico abituato a guardare sempre e solo il risultato: come fare con una situazione tanto complessa? Il governo, una linea ce l’ha fin dall’inizio: ascoltiamo la scienza e business as usual. Mezzo mondo è rimasto a bocca aperta, quando una settimana fa, la misura più coraggiosa partorita dalla riunione del comitato di crisi dell’esecutivo, istituito per monitorare la situazione del coronavirus, è stata  “non stringetevi la mano”. L’opposizione chiedeva: scuole chiuse, frontiere chiuse, più tamponi, aree come il Brabante -la “Codogno d’Olanda- isolate. E invece nulla, non è successo nulla: mentre il mondo osservava a bocca aperta l’immobilismo olandese, l’esecutivo continuava a ripetere che era tutto ma proprio tutto sotto controllo.

 

Empatia e marketing

La “svolta” obbligata dello scorso weekend, con le attività commerciali chiuse -anche se, tra eccezioni ed esclusioni, praticamente sono chiusi solo pub e cafè- ha messo Rutte davanti ad uno scenario apocalittico per il suo governo, a meno di un anno dalle elezioni politiche: arrivare al voto con un paese in recessione, demolito da misure draconiane che il suo entourage di esperti si rifiuta categoricamente di accettare come valide.

Solo qualche giorno fa,  Ira Helsloot un docente della Radboud di Nijmegen e già consulente strategico del governo, diceva in un’intervista con noi “l’approccio italiano è stupido”. Ecco, Mark Rutte ha riassunto nel suo discorso proprio questi concetti: in 10 minuti di rassicurazioni al “boze nederlander” (olandese preoccupato) e di richiami alla solidarietà, un premier che negli anni ha contribuito con la sua azione politica a precarizzare il mercato del lavoro e quello immobiliare;  fatto regali alle multinazionali  e messo gli olandesi autoctoni e di minoranza etnica gli uni contro gli altri, questo premier è lo stesso che alla nazione ha fatto appello al “noi” (olandesi), all’aiutarsi gli uni con gli altri.

Nel primo discorso alla nazione di un premier olandese dagli anni ’70, Rutte ha esordito con un lungo preambolo, dove mostra empatia e senso di vicinanza con la sofferenza e le preoccupazioni della popolazione: “Con tutte le notizie che provengono dal nostro paese e dall’estero, con tutti gli eventi che si susseguono senza sosta, ha perfettamente senso che la società nel suo insieme condivida enormi preoccupazioni.”  E ancora. “Ma la risposta a tutte le domande che prendono vita inizia con la conoscenza e l’eperienza degli scienziati. Atteniamoci a quelle. Ad esperti come Jaap van Dissel e i suoi colleghi all’interno e all’esterno di RIVM.” Ossia, gli esperti che fin dall’annuncio di OMS dello stato di pandemia, hanno continuato a suggerire al governo di agire in maniera assolutamente conforme agli interessi stessi del governo: ossia, non agire. Quest’ultima non è un’opinione tirata in aria così ma si tratta di un’osservazione dell’Irish Times, a firma di Naomi O’Leary, che ha fatto il giro del mondo.  

 

L’approccio UK  al coronavirus. Ma gentile

Anche il Volkskrant e il Trouw hanno pubblicato diversi pareri scientifici critici con l’approccio governativo che tuttavia continua ad affidarsi ciecamente alla scienza (dopottutto, anche Boris Johnson e il suo esecutivo dicono di essersi affidati alla scienza quando hanno annunciato di non voler adottare alcuna misura in UK). E da questa scienza, Rutte, ha tratto la conclusione più importante del suo discorso (no, la conclusione più importante non è “state tranquilli”): “La realtà è che il coronavirus è tra noi e rimarrà con noi per il momento. Non c’è modo facile o veloce per uscire da questa situazione molto difficile. La realtà è che nel prossimo futuro gran parte della popolazione olandese sarà infettata dal virus. Questo è ciò che ci dicono gli esperti ora. E qualunque cosa ci dicano è che, in attesa di un vaccino o di un farmaco, possiamo rallentare la diffusione del virus mentre costruiamo, in maniera controllata, l’immunità di gregge.”

Chiaro, no? Rutte dice, con più tatto, ciò che abbiamo già letto da Boris Johnson. Ma non è tutto:Nel complesso, sono tre i possibili scenari. Il primo scenario è: controllare al massimo il virus. Ciò porta a una distribuzione controllata del virus tra i gruppi che sono meno a rischio. Questo è lo scenario di nostra scelta.” che tradotto dal politichese, vuol dire, la strategia che abbiamo già visto fino ad ora.  “Con questo approccio, in cui la maggior parte delle persone avrà solo fastidi limitati, creiamo immunità e assicuriamo che l’assistenza sanitaria possa gestirla.” Siamo convinti di questa conclusione? L’esperienza di altri paesi ci racconta una storia diversa. Ma a monte il problema è un altro: ciò che Rutte, da politico abile, giocando con le parole, definisce “controllo massimo”, assomiglia pericolosamente a “lasciar correre il virus senza controllo”. D’altronde, lo spiega nel passaggio successivo: “Il terzo scenario è che tentiamo, a tutti i costi, di bloccare il virus. Ciò significa che il paese rimane completamente bloccato. Un approccio così rigoroso può sembrare il migliore a prima vista, ma gli esperti sottolineano che sicuramente non ci vorrebbero giorni o settimane. In quello scenario, dovremmo effettivamente chiudere il nostro paese per un anno o anche di più, con tutte le conseguenze del caso.”

Questione di semantica (e di mercati)

Ad oggi, in molti, ritengono quest’ultimo approccio l’unico capace di produrre dei risultati e invece, Rutte, manipolando sapientemente le definizioni finisce per trasformare una versione soft della via britannica in una soluzione radicale definitiva contro il virus. “Continueremo ad adattare e misurare [soluzioni n.d.r.]nei prossimi mesi. Continueremo a cercare l’equilibrio tra adozione di misure necessarie e il proseguimento il più possibile della vita quotidiana. Se riusciremo a controllare la diffusione del virus in questo modo, le conseguenze sulla salute pubblica saranno certamente le più gestibili.” Non per essere pessimisti ma le misure progressive del governo, in questa fase, sono arrivate solo dopo enorme pressione nazionale e internazionale: fosse dipeso da loro, saremmo ancora a “non stringetevi le mani”. Per quale ragione il governo Rutte III, un esecutivo debole e orientato -principalmente- a governare l’economia dovrebbe diventare un governo politico e decisionista anche a costo di compromettere i precari equilibri che lo tengono in piedi?

Le misure “draconiane” imposte ieri, sono solo una versione annacquata di quelle viste fino ad oggi altrove: locali chiusi? Più o meno. Coffeeshop chiusi? Più o meno. Supermercati aperti, nessun obbligo di rimanere a casa, nessuno screening di ampia scala sulla popolazione. Il governo Rutte ha adottato queste misure perchè costretto dalla pressione internazionale ( i frontalieri dal Belgio che hanno invaso i pub olandesi nel weekend, il rischio dello stop totale al traffico aereo da parte di altri paesi, il timore che la Germania chiudesse le frontiere) e interna (petizioni per la chiusura delle scuole e mobilitazione delle opposizioni) non perchè convinto della loro utilità.

Il messaggio alla nazione è stato confezionato bene ed è certamente un importante lavoro svolto dall’ufficio comunicazione del governo ma a parte la retorica e le belle parole, sul piano politico, c’è davvero poco. E’ necessario fidarsi di loro, dice il premier- venditore ma Rutte è anche ben noto per il machiavellismo della sua azione e la sua ossessione per il compromesso a tutti i costi.

La brutta notizia, per lui (e non solo, purtroppo) è che in questa storia compromessi non sono possibili. E a dirlo è la scienza, quella riconosciuta da tutto il mondo, non quella casalinga olandese.