The Netherlands, an outsider's view.

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Coronavirus, gli olandesi in Italia si sentono al sicuro?

di Federica La Spina

 

L’Italia resiste e resta in lockdown e insieme agli italiani, pregano che il trend di contagi e decessi sia finalmente, e inequivocabilmente, invertito anche gli stranieri residenti nel nostro Paese. Questi ultimi, a cavallo tra due (o a volte più) mondi, hanno spesso una visione più ampia di quella dei locals.

Per gli olandesi, ad esempio, l’Italia in questo momento è un posto sicuro. Thomas, da Milano, ci racconta com’è cambiata la sua routine. “In quel famoso weekend, quando hanno dichiarato la Lombardia zona rossa, è stato chiuso tutto. Non usciamo da quattro settimane e sto lavorando da casa. L’unico lato positivo è che non si avverte più l’inquinamento.” Thomas è nato a Scaghen e dal 2002 vive a Milano dove lavora in radio. Per lui, non sapere quando tutto questo finirà è psicologicamente un macigno ma c’è chi non si perde d’animo. “Le prime settimane è stato un po’ difficile,” – ci racconta Felicia da Salerno – “ma dopo dieci giorni la nuova situazione è diventata quasi normale. Lavoriamo ogni giorno, abbiamo tante cose da fare, tanti progetti. Non ci annoiamo.”

Nella capitale il panorama non cambia. “Fuori da Roma non vado da un mese e mezzo,” ci dice Angelo, originario di Arnhem. Nel 2001, ha deciso di trasferirsi a Roma dove lavora come giornalista. È d’accordo con le restrizioni del governo, anche se all’inizio era un po’ scettico. A fargli cambiare idea è stata soprattutto la situazione in Lombardia. Ma per certi versi pensa che il governo olandese sia realista: “Credo che Mark Rutte abbia ragione quando dice che dobbiamo contrarre il virus,” – e continua – “il problema è che un 10% della popolazione finisce in terapia intensiva. L’Olanda, che conta circa 17 milioni di persone, non può reggere il 10%.”

Una forma di restrizione è necessaria ma in Olanda sembra non lo capiscano. “Ci sono troppi pregiudizi che fanno pensare agli olandesi che loro stessi siano i migliori”, dice Angelo. Il fatto è che, riguardo la questione se intervenire per salvare o meno una vita umana,  l’Olanda ha un pensiero più ‘realistico’. Quando e se non ci saranno più posti in terapia intensiva, nell’ipotesi peggiore bisognerà scegliere chi sarà curato e chi no. La strategia è di fare una sorta di ’scrematura’ iniziale. Come da prassi, i medici di famiglia discutono con i pazienti ‘fragili’ la pesantezza della terapia intensiva. E in certi casi l’ospedalizzazione viene sconsigliata. “In Italia una cosa del genere è inimmaginabile. Creano un disagio psicologico enorme alle persone anziane”, dice Thomas.

In Olanda, poi, c’è un’altra percezione della pericolosità del virus. “La maggior parte dei miei amici non si preoccupa. Per motivi anagrafici non corrono tanti rischi. Però temono per i genitori, ad esempio”, racconta Thomas. Qualcun altro si sta accorgendo dell’entità dell’emergenza grazie ai racconti dall’Italia. “Adesso anche mia sorella non esce di casa”– dice Felicia – “ma mia madre ad esempio non prende sul serio questa situazione. Non capisce le misure restrittive in Italia e pensa che siano esagerate anche quelle in Olanda.”

Felicia, italo-olandese, è nata e cresciuta in Olanda. Quattro anni fa ha lasciato il suo paese per trasferirsi a Salerno, dove ha fondato un’agenzia online per turisti olandesi. “Stando qua al Sud capisco che sono diversa nel mio modo di pensare e lavorare, in questo senso sono olandese. Ma se qualcuno le chiedesse di ritornare in Olanda in un momento come questo, lei risponderebbe di no. Nonostante l’alto numero di contagi, Felicia considera la sanità italiana più affidabile. “Non ho mai pensato di tornare in Olanda in questo periodo, mi sento al sicuro a Roma. Conosco la qualità della sanità romana e mi fido”, ci dice Angelo.

Lo stesso non si dice per il piano di aiuti economici. “Lo Stato sta prendendo misure per aiutare chi non ha più lavoro, ma i B&B ne sono rimasti fuori perché molti non hanno una partita IVA. Non vorrei dire che il governo lo ha fatto per abbandonarci, ma in un certo senso è così”. Erik e Isabelle, una coppia olandese-belga, vent’anni fa hanno deciso di ripartire da zero proprio in Italia. “Volevamo avere più qualità che quantità”, ci racconta Erik. Così hanno aperto un B&B in un paesino in provincia di Ancora. “La nostra vita è cambiata tantissimo, è un dramma per tutti ma per noi particolarmente. Secondo le previsioni, quest’anno il turismo sarà quasi inesistente.” L’Olanda sta dando più aiuti economici rispetto all’Italia ma, d’altro canto, “ognuno fa quel che può”- dice Felicia e aggiunge dispiaciuta – “A me fa male vedere la gente che non ha più soldi per fare la spesa. Credo che il governo avrebbe dovuto pensare prima alle conseguenze.”

Pic: Pixabay