Un gruppo di 60 scienziati esprime le proprie preoccupazioni riguardo le app di tracciatura del coronavirus definendole come “invasive”. Secondo gli scienziati si tratta di una violazione dei diritti fondamentali e del principio di libertà. 

Agli inizi del mese il ministro per la sanità pubblica, Hugo de Jong, ha annunciato che il governo si stava mobilitando per la ricerca di nuove di tecnologie capaci di agevolare i test del coronavirus. Il ministero ha quindi pensato a due app. La prima consiste nel mandare un segnale a chiunque sia venuto in contatto con un infetto, tramite la connessione Bluetooth. Tutti coloro a contatto con l’infetto, sono quindi poi caldamente invitati all’auto-isolamento e restare in contatto con dottori, grazie ad una seconda app. 

Queste due app servirebbero a limitare i contatti, e, di conseguenza, i contagi. Ma l’annuncio fatto da De Jonge ha subito sollevato una serie di domande e preoccupazioni condivise in ultimo da un gruppo di esperti. 

Gli scienziati si augurano che l’efficacia, ma anche gli aspetti legali e sociali, vengano dapprima esaminati in profondità. Il merito di questa valutazione, secondo loro, dovrà spettare a professionisti nel campo legale, etico e delle scienze sociali.

 

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