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Conversazioni/IV Baukje Spaltro: colore dei tempi e genio dei luoghi. Talento e lavoro nel superamento delle depressioni contemporanee

Chiara Mosciatti conversa di arte, storia e cultura con autori noti e meno noti della scena olandese. Un viaggio libero da schemi, mosso solo dalla sete di conoscenza

di Chiara Scolastica Mosciatti

 

La mia strada ha incrociato quella di Baukje nel 2016 al Centro di Arti Visive di Amsterdam Zuidoost. La sua collezione di quadri era esposta formando una specie di nuvola di schermi. L’alternarsi dei colori fluorescenti sembrava suggerire che un improvviso virus avesse generato una luminosità e un contrasto straordinari. Da quella mostra ho rivisto molte volte Baukje, ed uno dei momenti più sensibili fu quando nel 2017 passai attraverso il battesimo del fuoco della malattia mentale. L’intuizione assoluta, per coloro i quali una strada non è ancora tracciata, porta necessariamente alla follia di Icaro. Incontro ora Baukje a Franeker, sul terreno in cui fu istituito il primo manicomio dei Paesi Bassi, attivo fin dal 1848. Qui è stata realizzata l’installazione Inside-Out Panorama, un progetto di arte comunitaria e psichiatria che rientra nelle celebrazioni della Frisia come capitale della cultura Europea del 2018.

Il panorama intuitivo della Frisia: le proiezioni interne nell’immagine collettiva.
“Il panorama è realizzato su un telone sintetico alto più di 2 metri e lungo 40 montato su tiranti. Si tratta di un continuum pittorico che forma un cerchio quasi completo. Esso mostra la percezione interna dei molti pittori che vi hanno lavorato, rispetto al paesaggio della Frisia. In questo progetto io sono sia pittrice che direttrice artistica: il panorama è realizzato infatti con la mia specifica tecnica; sottili strati di pittura volti a creare immagini riconoscibili, vengono sovrapposti ad una base fluorescente. Quest’ultima boicotta la programmazione razionale dell’immagine: puoi avere l’intenzione di dipingere un cielo blu, ma se la base è gialla il tuo cielo uscirà verde e allora il tuo progetto iniziale si svilupperà seguendo le intuizioni nate dagli stimoli cromatici. Dipingere diventa  quindi un esercizio di decostruzione del nostro essere più socialmente educato e accettabile, ossia quel sè che sa dove andare,  che è in grado di programmare e ottimizzare la strada per raggiungere la meta. Ho invitato circa 180 clienti con disturbi psichiatrici, pittori e no, a partecipare a questa avventura dicendogli: se tu vuoi condividere con me la tua sensazione di paesaggio della Frisia, se ti vuoi esprimere a modo tuo su questo spazio enorme, puoi farlo usando i miei colori. È stato un invito difficile, eppure ogni singolo partecipante ha dato il massimo, cosicchè è stato dipinto collettivamente  susseguirsi circolare di stati d’animo.”

La tela come uno schermo: impulso energetico, contrasto e luminosità.
“Nella mia carriera è stato possibile arrivare a questo progetto solo ora. Questa tecnica di pittura e questi colori fluorescenti sono la mia cifra stilistica, derivata da una lunga ricerca sul mio talento, la mia visione e lo strumento volto ad attuarla.
Il colore rappresenta per me un atto energetico, l’input attraverso il quale la visione prende forma.
La miscela da cui nasce il mio colore è un ibrido tra olio e acrilico; la combinazione di questi due materiali dà come risultato un’entità nuova. Il colore ad olio è molto lucido e la sua pigmentazione restituisce una pittura tonale, la cui lavorazione è molto lenta. Al contrario,  l’acrilico è un materiale veloce, opaco e con una saturazione intensa. Miscelati, l’olio e l’acrilico abbassano la lucidità ma aumentano la luminosità, specialmente grazie ai colori fluorescenti.

Negli anni ‘90 i colori fluorescenti non erano bene accolti dal pubblico ma questa reazione non mi ha mai disturbato: volevo creare uno squilibrio, un primo senso di irritazione che sarebbe svanito nel tempo dato al quadro, guardandolo. Il quadro comunica quando l’osservatore, nel superamento della prima impressione e quindi del pregiudizio, attiva una ricerca visiva guidata dalla danza che scaturisce dalla combinazione dei colori.”

Lo spazio sferico e il genius loci come momenti esistenziali. 
“Nel mio lavoro mostro sempre panorami, che corrispondono a specifici momenti della società.  Ci sono panorami soffici, panorami duri e  panorami sferici. I panorami sferici derivano dallo studio della ‘Trilogia delle Sfere’ di Peter Sloterdijk il quale sostiene che la domanda più importante per la definizione dell’essere umano non sia chi siamo, ma dove siamo.
Gli spazi che noi umani creiamo insieme sono le sfere, le quali hanno delle proprie frontiere protettive ed esclusive. Ogni sfera ha un determinato spirito, ossia un genius loci che ne incorpora l’energia. Nel momento di massima armonia, le sfere vivono dell’energia propria ai toni del verde e del viola. Col tempo e con lo sviluppo della comunità, il panorama mentale collettivo si arricchisce, lo spazio fisico subisce delle modifiche e l’energia del luogo cambia, mettendone in crisi il relativo cromatismo. Le frontiere della sfera subiscono quindi delle forti sollecitazioni. Per eccellenza, la frontiera che più ha avuto impatto sullo sviluppo dell’energia cromatica Europea degli ultimi 40 anni, è stata il muro di Berlino.”

Europa 1989: crisi degli spazi e dell’energia cromatica. Il nuovo panorama mentale.
Da studentessa dell’accademia di Utrecht ebbi la possibilità di fare un Erasmus a Berlino, in cui mi ritrovai nel Novembre 1989, pochi giorni prima del crollo del muro. La tensione energetica della città era altissima, ed io ero tornata dopo varie altre visite, essendo sicura che in quel momento avrei trovato il colore nuovo di cui ero alla ricerca. Il potenziale non aveva più limiti a Berlino e a poco più di vent’anni lì, io non ero più una semplice artista ma una scienziata nell’occhio del ciclone della storia, alla ricerca furiosa di qualcosa che avrebbe direzionato un futuro, il quale si stava proiettando come sconfinato. Giravo insaziabile per la città, ad ogni ora del giorno e della notte tra i negozi sempre aperti, cogliendo tutte le promesse del momento. La mia psiche esplose. Mi ritrovai a terra vicino ad un ponte, priva di sensi. Qualcuno mi mise in un treno per Amsterdam, quando ripresi minimamente conoscenza vidi in televisione cadere i pezzi di quel muro davanti a cui correvo il giorno prima. Per le tre settimane successive il divano di casa di mia madre definì lo spazio a mia disposizione. Le parole che volevo dire erano bolle, che se aprivo la bocca sfuggivano, colorate ma mute.
Dopo un anno ero di nuovo in grado di parlare e camminare e ripresi l’accademia ad Utrecht, ma non mi sentivo più stimolata in quell’ambiente. Decisi di cambiare istituto e dall’est all’ovest di un’Europa ormai riunita, iniziai ad affrontare esami di ammissione in diverse accademie dalle quali venivo puntualmente rigettata. Nel frattempo miscelavo olii e uova e altri materiali per creare il mio colore, finché trovai nell’accademia di Brera il luogo e il professore adatti a me. Decidemmo insieme un programma e iniziai a rappresentare scheletri, corpi nudi e rivoltati di donna, personaggi nella nebbia. Fu soltanto dopo aver visitato la mia casa natale di Milano che iniziai a calare i personaggi in scenari distinguibili dai colori fluorescenti, e da lì compresi che è il contesto a definire l’individuo, il quale col suo lavoro manipola lo spazio circostante dando luogo al proprio panorama mentale.”

Le istanze della sfera contemporanea: talento, lavoro e valore per rigenerare le strutture sociali.
Creando visioni intuitive, l’artista ridefinisce gli elementi che determinano la società. Le immagini create dall’artista sono in grado di stimolare il livello subconscio e quindi di direzionare il modo di percepire la realtà e il discorso intorno ad essa. In questo momento è il concetto di lavoro che necessita di essere rielaborato. Non è più attuabile l’idea di lavorare per guadagnare dei soldi che servano a comprare il nostro tempo libero. Se classicamente il ruolo dell’artista è quello di creare connessioni, in questo momento, grazie alle nuove tecnologie, ogni singolo individuo è in grado di farlo. Pertanto il potenziale di esplorazione e realizzazione del talento è enorme. Ciò che va cambiato è il messaggio intorno al valore. Non è la programmazione economica aprioristica che può e deve definire il valore di un lavoro; piuttosto, è la potenza di una visione che nelle sue varie fasi di realizzazione esplicita i talenti e connette le giuste risorse. In questo modo si crea un circuito virtuoso per cui le strutture sociali si rinnovano e i panorami collettivi vengono rimodellati. In questo modo il lavoro diventa il motore che crea valore nella società.”

Dal 21 al 30 settembre 2018 presso lo spazio espositivo Loods6,  Surinamekade 30, Amsterdam, Baukje terrà la mostra “Onderweg” sulla nostalgia del viaggiatore.
Il portfolio e il percorso professionale completo di Baukje Spaltro sono visibile su www.spaltro.nl

 


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