di Viola Zuliani

 

La spinta globale dei fatti di Minneapolis è stata anche in Olanda il volano per spingere l’antirazzismo e le critiche all’operato delle forze dell’ordine mainstream. La prova sono il corteo di Amsterdam del I giugno e le altre manifestazioni in giro per il Paese che si susseguono da settimane: i conti con la storia sono ancora aperti e la questione della tratta degli schiavi e del passato coloniale, non sono solo righe di testo sui libri di storia.

Tra le conseguenze più visibili del ‘razzismo strutturale’, certamente c’è la profilazione razziale, ossia la pratica utilizzata da alcuni pubblici ufficiali (nella polizia o nell’amministrazione) di valutare l’etnia, anzi gli stereotipi che caratterizzano certe etnie, come elementi di valutazione. Così, ad un posto di blocco gli agenti che “profilano” fermano più di frequente giovani di origine non occidentale perchè considerati, sulla base degli stereotipi, più a rischio di commettere crimini. La profilazione etnica è formalmente una violazione di legge ma nella prassi, secondo molti studi, gioca un ruolo determinante in molti settori dell’amministrazione pubblica e non solo.

Controle Alt Delete è l’unica organizzazione per i diritti umani in Olanda ad aver inserito la lotta alla profilazione razziale nella sua agenda. “Ci posizioniamo come un interlocutore critico della polizia e il nostro obiettivo è arrivare ad avere forze dell’ordine trasparenti, oneste e che aiutino tutti senza discriminazioni”, racconta a 31mag Jair Schalkwijk, project manager e mente dell’organizzazione, a 31Mag.

Secondo lui, la profilazione razziale è un problema concreto e importante anche in Olanda: “Più di 150 persone all’anno ci contattano per raccontare la loro esperienza con la polizia. Noi cerchiamo di aiutarli, guidandoli  e documentiamo le loro storie”.

In merito alle manifestazioni delle ultime settimane, Jair ha sottolineato quanto esse rappresentino un sentimento di solidarietà verso la situazione in cui versano gli afro-americani, ma anche un atto di protesta contro il razzismo istituzionalizzato e la violenza della polizia nei Paesi Bassi. L’organizzazione ritiene, infatti, che l’opinione pubblica olandese veda questo problema come esclusivamente americano, quando invece sarebbe importante cominciare a guardare anche alla situazione dell’Olanda.

“Abbiamo monitorato quante persone sono morte mentre erano in custodia della polizia” spiega, “ abbiamo contato 41 decessi dal 2016, quindi ogni anno circa 8 persone muoiono in circostanze non chiare. E quest’anno, nel 2020, sono già morte 9 persone, in soli sei mesi”.

Controle Alt Delete  lavora grazie al monitoraggio del sito della polizia e della procura, e alle ricerche sui  media nazionali. L’organizzazione ha creato un database vitale per monitorare la situazione perchè neanche la polizia documenta tutti i casi: “la Rijks Recherche, un organo indipendente interno, apre un’indagine ma i risultati non vengono pubblicati” racconta Jair. “Noi crediamo che dovrebbero essere resi pubblici e che la polizia dovrebbe essere più trasparente su come ha condotto l’indagine e sul perché si è arrivati a determinate conclusioni.” In seguito a questo monitoraggio, Controle Alt Delete ha concluso che circa metà delle persone che muoiono in seguito all’arresto sono di minoranze etniche, “queste persone hanno quindi probabilità più elevate di morire per mano della polizia, rispetto agli altri”.

Jair ha sottolineato che non si tratta semplicemente dell’atteggiamento sbagliato di alcuni poliziotti, di “mele marce” ma al contrario di un problema strutturale. Nei Paesi Bassi, infatti, è prassi l’utilizzo del cosiddetto “suspect profile”, un profilo di individuo generalmente più incline a commettere un reato. “La maggioranza degli agenti di polizia pensa vada bene fermare determinate persone perché appartengono ad un gruppo etnico che è sovrarappresentato nelle statistiche criminali.”, ci spiega Jair. “Sappiamo tutti che, secondo le statistiche, gli olandesi originari del Marocco commettono più reati, quindi se sei un giovane appartenente a questo gruppo etnico che cammina per strada, la polizia si sente giustificata a fermarti.”

Questa metodologia non si discosta dalle teorie eugenetiche di Lombroso, il quale credeva che i criminali potessero essere riconosciuti da tratti fisici comuni. Teorie screditate già nella seconda metà dell’Ottocento che, però, ritroviamo oggi sotto forma di protocollo; classificare dei potenziali criminali sulla base di caratteristiche di matrice etnica, non è infatti così diverso. E se diventa prassi generalizzata, rischia di alimentare un circolo vizioso, la classica profezia che si autoavvera: “Generalmente, stando alle statistiche, il livello di fiducia della popolazione è piuttosto alto, ma zoommando all’interno ci si accorge che i livelli di fiducia sono distribuiti in maniera non uniforme nella società. Si può notare chiaramente la differenza tra gruppi etnici diversi: se vieni fermato regolarmente anche solo per un controllo e non hai fatto niente di sbagliato, non senti che la polizia è lì per aiutarti, non ti trasmette un senso di sicurezza”.

Di conseguenza, le persone di origine non occidentale si sentono spesso con il fiato sul collo. E la prassi non è limitata alla polizia; casi di cronaca hanno raccontato di profilazione razziale da parte del Belastigendienst e dei Marechaussee, la polizia militare che effettua controlli alla frontiera.

A rendere più difficile la situazione c’è la scarsa attenzione dell’Olanda “maggioritaria” alla problematica. Anzi, se Olanda maggioritaria vuol dire quella politica, il governo sta approvando un disegno di legge che oltre all’utilizzo del teaser, prevede una quasi immunità per i poliziotti, per i quali l’uso della forza sarebbe sempre considerato proporzionale fino a prova contraria. Inoltre, a giudicarli dovrebbe provvedere un tribunale speciale istituito ad hoc, e non quello ordinario. 

“Siamo preoccupati che la nuova legge darà più poteri alla polizia di usare la violenza e francamente, ne non vediamo la necessità” afferma Jair.  “Dalle ricerche si vede che il 90-95% delle persone ascolta la polizia quando questi impartiscono ordini, quindi la violenza non è aumentata.”