La stagione politica 2016/17 è ufficialmente aperta. Anzi, ufficialmente lo sarà a giorni ma il leader del D66 Alexander Pechtold, ha bruciato sul tempo gli altri partiti, annunciando già da oggi -sul sito del partito- le linee guida che il suo movimento seguirà nei mesi che mancano alle elezioni politiche di marzo.

Nella campagna elettorale del 2012 era stata l’economia a tenere banco ma nel 2017 le tematiche al centro del dibattito saranno, certamente, il terrorismo e la crisi dei rifugiati. I liberal-progressisti del D66, tradizionalmente su posizioni pro-mercato, lanciano una mini-svolta: si al contratto a tempo indeterminato per tutti. Secondo Pechtold, la c.d. riforma “flexwerk” introdotta nel 2015 non avrebbe prodotto i risultati sperati normalizzando la posizione dei lavoratori precari;  piuttosto, dice il politico, avrebbe aumentato il gap tra contrattualizzati a tempo determinato e indeterminato.

Il D66 vorrebbe ridurre questo gap spingendo per contratti a tempo indeterminato bilanciati con maggior possibilità per i datori di lavoro di licenziare. “L’83% dei nuovi contratti firmati dall’introduzione della riforma -dice ancora Pechtold dal sito del D66- sono a tempo determinato o tramite agenzia interinale. In nessun altro paese occidentale esiste una forbice tanto ampia di tutele tra lavoratori con diverse posizioni contrattuali. Se non interveniamo in fretta, il contratto a tempo indeterminato potremo solo ammirarlo esposto in un museo”, conclude il leader dei liberal-progressisti.

Per raggiungere questo obiettivo, dice il D66, è necessario rendere i contratti permanenti più allettanti per i datori di lavoro, facilitando i licenziamenti.