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Condizioni lavoro nel settore carne, ambasciatore romeno scrive al governo olandese

L’ambasciatore romeno nei Paesi Bassi ha scritto al governo olandese esprimendo preoccupazione per i lavoratori degli impianti che producono carne. A lavorare nei mattatoi sono centinaia di persone provenienti dalla Romania e da altri Paesi dell’Est Europa. Nella lettera, l’ambasciatore ha parlato dei rischi legati alle condizioni di lavoro e ha chiesto un aumento dei controlli nel settore. Inoltre, ha esortato i lavoratori a segnalare qualsiasi tipo di abuso o sfruttamento agli ispettori del Ministero degli Affari Sociali e del Lavoro o contattare la missione diplomatica.

La lettera è arrivata dopo una visita dell’ambasciatore all’impianto di Vion a Scherpenzeel, dove decine di lavoratori, per la maggior parte romeni, sono risultati positivi al coronavirus. Altri due stabilimenti sono stati chiusi per lo stesso motivo.

Sono circa 10 mila i lavoratori dell’Est Europa impiegati nel settore della carne. Vengono principalmente assunti tramite agenzia di collocamento, che spesso si occupa anche di fornire alloggio. Monique Kremer, presidente della commissione consultiva per l’immigrazione, ha detto a NRC che le preoccupazioni sulle condizioni di lavoro di queste persone sono legittime. “Lavorano per salari bassi, e da questo traiamo beneficio tutti”, ha aggiunto.

Sei anni fa, Kremer pubblicò un rapporto sulle condizioni dei lavoratori romeni e bulgari in Olanda. Da quel momento, però, non molto è cambiato. Le regole sono poche e mancano ispettori che controllino che non ci siano casi di sfruttamento. L’attività sindacale è debole e le persone lavorano e vivono in gruppetti, il che crea una condizione di isolamento e invisibilità. Inoltre, l’alloggio è fornito dall’azienda o dall’agenzia di collocamento, così il lavoratore diventa sempre più dipendente dai propri capi. Sono necessari anche più controlli sulle agenzie di collocamento, secondo Kramer.

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