Paul Van Welden, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

“Alla fine di ottobre, l’autonomia fiamminga è durata due giorni, dalla domenica in cui il primo ministro Jan Jambon (N-VA) ha affermato che non c’era nulla da chiudere, fino al martedì successivo, quando il governo fiammingo ha dovuto ammettere che c’era un incendio corona da spegnere”, scrive Marc Reynebeau su De Standaard, criticando l’approccio decisionista di Jan Jambon, premier fiammingo che nasconderebbe – in realtà – una fragilità sostanziale del nazionalismo fiammingo davanti alla crisi Covid.

“Quell’autonomia ora si è ridotta a 3 ore, 4 minuti e 47 secondi. Tre ore, cioè l’ora in cui il coprifuoco nella regione fiamminga è più breve che altrove nel Paese e quasi cinque minuti, cioè la durata del discorso di Natale di Jambon di martedì scorso”. Per il resto, l’autonomia fiamminga è invisibile.

Secondo il giornalista, il discorso del politico N-va è servito, soprattutto, a ricordare che lui c’è: “in questo modo Jambon spera di fare qualcosa per un problema che non ha nulla a che fare con la politica, ma tutto con la percezione e l’assertività”, dice Reynebeau.

Jambon ha espresso il suo dilemma sabato scorso in un’intervista a Het Laatste Nieuws: “Non sto facendo abbastanza nella crisi Covid”. Quindi era l’atto stesso che contava, per “uscire allo scoperto”: insistere contro gli esperti, con quel coprifuoco più breve, prosegue il columnist di De Standaard.

Per l’opinionista fiammingo, se l’assertività si limita a pochi atti simbolici e la retorica mutuata dalla Brexit, con il paradosso di aver “rubato” una citazione al ministro federale Frank Vandenbroucke (SP.A), pur senza citarlo. D’altronde, la spirale di retorica del populismo e del nazionalismo non possono molto con l’emergenza sanitaria: i suoi leader sono profondamente in crisi e il discorso di Jambon, sostanzialmente, non può che prendere atto che la gestione della crisi è materia federale e lui, al massimo, può partecipare a decisioni prese altrove, rispetto al governo fiammingo.

D’altronde, sottolinea il giornalista di De Standaard, anche nelle aree di competenza esclusiva, il governo fiammingo non ha mostrato di essere un esempio, come nelle difficoltà di tracciamento dei contatti. La crisi Covid è tecnico-sanitaria ma a gestirla sono i politici e questo rappresenta il problema. “Ci si aspetta principalmente che assumano leadership e serietà, oltre alla disponibilità a segnalare cattive notizie. Dopotutto, ci sono scelte difficili da adottare, anche tra la salvaguardia della salute pubblica e la salvaguardia dell’economia.”

I politici “tradizionali” incontrano diversi problemi quandi si lasciano andare al populismo: figuriamoci chi ne ha fatto una bandiera: “Questo insegna qualcosa sulla politica democratica in tempi di crisi: il populismo non può affrontarla, e nemmeno la tecnocrazia. Solo la leadership empatica convince.”