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Con il governo De Croo è cambiata la politica belga sull’immigrazione?

di Sara Malavolta

photo: screenshot streetview/copyright: Google

Il premier Alexander De Croo è diventato primo ministro Belga. Come responsabile delle politiche migratorie, De Croo ha nominato Sammy Mahdi, segretario del partito cristiano-democratico fiammingo (CD&V).

Il 32enne, è una figura piuttosto controversa: figlio di un ex rifugiato iracheno, giunto in Belgio nel 1970, Mahdi vuole portare avanti una linea legalistica. Il suo principio? Essere “umani ma rigorosi”. 

L’obiettivo delle sue politiche migratorie, è di espellere dal territorio nazionale tutti quegli immigrati a cui non venga accettata la richiesta di asilo o gli irregolari. La sua condotta è controversa, anche per la situazione particolare creata dalla pandemia: le restrizioni Covid, hanno avuto ripercussioni sociali sulla vita dei richiedenti asilo, che hanno meno opportunità di recarsi di persona negli uffici preposti e quindi meno possibilità di seguire con attenzione la loro pratica; spesso si trovano in un limbo, senza sapere quale sarà il loro destino.

La risposta di Mahdi è stata quella di accelerare le procedure, con lo scopo di espellere in fretta tutti coloro a cui non venisse accettata la richiesta.

Linee Guida e principi

A fronte di queste premesse, una domanda sorge spontanea: come sta affrontando la questione migratoria il governo federale, in carica da Ottobre, frammentato e impegnato a combattere contro la pandemia?

Cecile Vanderstappen, responsabile per il CNCD Centro nazionale per la cooperazione allo sviluppo di  Bruxelles, il giudizio nei confronti della nuova amministrazione e della gestione dell’integrazione degli immigrati nel Paese è positivo: “Siamo piuttosto sorpresi, in maniera positiva, dall’approccio del nuovo governo: le politiche di quello precedente erano molto severe; cercavano in ogni modo di limitare l’immigrazione in Europa. Ora invece, l’obiettivo è quello di creare un clima più sereno, meno conflittuale”.

Secondo la Vanderstappen  i nuovi dirigenti sono orientati alla realizzazione di 3 direttive principali, che fanno parte del “progetto pilota”, costruite nel rispetto del diritto internazionale.

L’orientamento politico di Mahdi, secondo l’esperta, non va giudicato in base al background familiare. Il ministro “vuole che gli immigrati in regola lavorino in condizioni dignitose e che il sindacato sia coinvolto. Che conoscano i loro diritti e abbiano lo stesso salario di chi vive in Belgio”.

L’intento è, quindi, quello di fare in modo che tutti gli immigrati abbiano pari accesso alla giustizia, indipendentemente dal loro status. “Questo è davvero uno dei principali punti di forza delle nuove politiche migratorie. Con il precedente governo, ci sono stati parecchi problemi riguardo questa tematica”. Nel 2020,  la Corte europea per i diritti umani, ha stabilito che il rimpatrio di un gruppo di sudanesi-richiedenti asilo violava il diritto internazionale. “Non vogliamo che questo tipo di situazione si ripeta”, afferma la Verstappen

Multilateralismo e regolarizzazione

La seconda linea guida concerne il “multilateralismo”: l’amministrazione vuole occuparsi delle questioni relative all’immigrazione in consultazione con gli altri Stati membri dell’UE e non UE. “Vogliono affrontare la tematica su scala internazionale: il Belgio è un fervente difensore della cooperazione internazionale e mira, infatti, a trovare una soluzione sostenibile per i migranti”. Tuttavia, l’esperta riferisce che ci sono preoccupazioni riguardo alla nuova proposta della Commissione europea sul nuovo patto di asilo e immigrazione, stipulata questo settembre. “La questione delle detenzioni sistematiche e delle procedure per ottenere la protezione internazionale, sono punti critici”.

La terza linea guida riguarda la regolarizzazione dei migranti privi di documenti: è indirizzata alle persone definite “in transito”, cioè coloro che passano dal Belgio per arrivare in Inghilterra o che, da anni, sono in situazioni di irregolarità. “In questi casi, vorremmo prenderci tutto il tempo per esaminare le possibilità a loro disposizione e coinvolgere queste persone fin dal momento del loro arrivo”.

L’emergenza Covid peggiora la situazione

Come sappiamo, Mahdi ha dichiarato di voler velocizzare le tempistiche delle procedure: ma se questo orientamento si traduce nell’incoraggiare i rimpatri, Cecile non è d’accordo. “Abbreviare le procedure, è un bene solo se le persone possono sapere più rapidamente quale sarà l’esito del loro caso. Temiamo invece che, l’obiettivo, sia solo quello di far tornare gli immigrati nel loro paese d’origine.”

L’esperta dichiara che con il Covid, data l’emergenza sanitaria, si sperava nella regolarizzazione dei sans papiers persone prive di documenti. In realtà, l’unica misura concreta è stata quella dell’intervento sanitario per tamponare l’emergenza, esteso anche i richiedenti asilo; Mahdi vuole focalizzarsi sul rafforzare il personale sanitario senza, quindi, regolarizzare i migranti privi di documenti. “Vorrebbe l’intensificazione dei rimpatri, anche se un po’ rallentati dal Covid”.

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