I giudici scelgono con troppa leggerezza la custodia cautelare durante le indagini di polizia, a sostenerlo è la Commissione olandese per i diritti umani. La scorsa settimana è emerso che circa quattro persone su 10 detenute nelle carceri olandesi non sono state rinchiuse in seguito ad una sentenza definitiva ma sono in attesa di giudizio.

Secondo il Comitato, la media sarebbe ben al di sopra di quella UE. I ricercatori hanno esaminato circa 300 casi  e sono giunti alla conclusione che in due terzi di essi, la scelta della carcerazione era stata quantomeno discutibile.

Nella maggior parte dei casi in cui le persone sono state detenute in regime di custodia cautelare, su richiesta del dipartimento di pubblica accusa, la decisione non era stata adeguatamente valutata. In due casi indagati, addirittura, mancherebbe del tutto la motivazione: il giudice si sarebbe limitato a compilare un modulo dove avrebbe semplicemente barrato una formula prestampata, senza indicare nel dettaglio le ragioni della decisione.

La carcerazione in attesa di giudizio, ha aggiunto nel commento la College voor de rechten van de mensen, potrebbe avere degli effetti devastanti nella vita privata delle persone indagate.

Secondo il rapporto, la prassi violerebbe la Convenzione europea sui diritti umani che prescrive come “norma” che indagati e imputati attendando gli sviluppi del procedimento da persone libere. La commissione, inoltre, suggerisce forme alternative di sorveglianza: braccialetto elettronico e obbligo di dimora possono essere soluzioni efficaci che rispettano, tuttavia, i diritti di chi è in attesa di un processo.

Se i Paesi Bassi hanno una popolazione carceraria che ammonta a meno della metà di quella media europea, ossia 53 su 100mila abitanti contro i 116 del resto del Continente, viceversa il numero di abitanti in custodia cautelare ammonta al 43% dei detenuti contro il 25% della media europea.