Il ministero non cercò di insabbiare le indagini sul “Teeven deal” lo dice il rapporto conclusivo di una commissione istituita ad inizio anno, con lo scopo di fare luce sulla vicenda. Secondo il lavoro di indagine, la situazione che ha condotto alle dimissioni di di Ivo Opstelten e del suo vice Fred Teeven sarebbe stata causata da una pessima gestione della faccenda da parte dei due politici ma il ministero, a detta degli ispettori, non avrebbe avuto le possibilità di mantenere il silenzio nel caso di un eventuale insabbiamento.

Lo scandalo scoppiò lo scorso anno in seguito alla scomparsa di una ricevuta che provasse l’accordo milionario tra il ministero della giustizia e il narcotrafficante Cees H.: quando la notizia di quell’accordo vecchio di anni fu portata alla luce dalla stampa, Fred Teeven e Ivo Opstelten, entrambi uomini di punta del VVD, rispettivamente sottosegretario e ministro della giustizia furono costretti alle dimissioni.

La vicenda, nota come “Teeven deal” aveva avuto una ampia eco sulla stampa olandese e sollevato un coro di polemiche: per quale motivo due politici noti per il rigore assoluto nell’applicazione della legge erano scesi a patti con un narcotrafficante, accettando di praticargli un sostanzioso “sconto”, se avesse fatto rientrare i capitali in Olanda ma senza lasciare in giro “tracce”? Le indagini non rilevarono, allora, nessuna responsabilità penale : l’accordo, infatti, aveva consentito all’erario olandese di recuperare una somma cospicua depositata dal narcotrafficante nel Lussemburgo. Ma dubbi sulla gestione della faccenda portarono comunque alla defenestrazione dei due politici.

Più che colpevoli, dice oggi la commissione, incapaci.