The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

Comitato invita l’Olanda a restituire le collezioni coloniali

L’Olanda e i suoi musei sono stati invitati a restituire gli oggetti culturali sottratti alle ex-colonie. Questa è la conclusione del Comitato consultivo per una politica nazionale sulle collezioni coloniali, consegnata alla Ministra dell’istruzione, della Cultura e della Scienza Ingrid van Engelshoven mercoledì 7 ottobre 2020.

I lavori del Comitato, facente parte del Consiglio della Cultura – il più importante organo consultivo in materia culturale nel governo olandese – sono iniziati circa un anno fa, sotto la guida di Lilian Gonçalves-Ho Kang You, attivista per i diritti umani di origini surinamesi e ex-presidente di Amnesty International.

Come riporta il documento, le collezioni coloniali olandesi comprendono una grande varietà di oggetti di inestimabile valore artistico, religioso, storico e naturale. Si trattano perlopiù di gioielli e utensili provenienti dalle ex-colonie olandesi. Moltissimi di essi nascondono una storia controversa, su cui non è ancora stata fatta luce.

“In epoca coloniale molti beni culturali sono arrivati qua in Olanda contro la volontà degli stessi proprietari, si trattavano soprattutto di bottini di guerra“, si può leggere nel rapporto. “Questa ingiustizia storica è ben visibile nelle collezioni coloniali, che oggi si possono vedere nei musei olandesi”.

Uno degli oggetti dalla storia controversa è per esempio il diamante di Banjarmasin conservato al Rijksmuseum di Amsterdam. Questo diamante grezzo di 70 carati apparteneva al Sultano di Banjarmasin, una regione situata sulla costa sud-orientale del Borneo, attualmente parte dell’Indonesia.

Alla sua morte, il regno olandese tentò di imporre un nuovo sultano vicino alle autorità coloniali, ma molto inviso alla popolazione. Dopo una guerra di sette anni, il sultanato fu sciolto e la zona passò direttamente sotto il controllo olandese. “Mentre il diamante fu inviato nei Paesi Bassi” riporta il documento, sottolineando come già alla fine del 19° secolo una tale azione fosse legalmente discutibile.

Un altro oggetto menzionato nel documento sono i fossili dell’Uomo di Java, scoperti sull’isola nel 1891. Gli schiavi salariati utilizzati dal Governo delle Indie Orientali Olandesi avevano estratto questi resti di Homo Erectus, all’epoca i più antichi reperti di ominide mai scoperti. Sono da oltre cent’anni esposti al Naturalis di Leida, il museo di storia naturale. “Il museo si concentra principalmente sul background biogeografico ed etno-biologico dei reperti esposti, e meno sul contesto coloniale in cui sono stati rinvenuti”, scrivono nel rapporto del museo.

Altri oggetti includono un’acqua pallida argentata di Curaçao, un banjo del XVII secolo del Suriname ed infine una statua in pietra del XIII secolo, raffigurante Ganesh, presa da un tempio di Giava orientale che fu riscoperto nel 1803. 

“Il comitato consultivo di Gonçalves ritiene che i Paesi Bassi debbano assumersi la responsabilità del proprio passato coloniale facendo del riconoscimento e della rettifica di questa ingiustizia il punto di partenza della politica sulle collezioni coloniali”, ha affermato il Comitato. “Discutendo con i vari rappresentanti dei paesi, in passato colonizzati dai Paesi Bassi, siamo arrivati alla conclusione che sia necessario il riconoscimento di queste ingiustizie”.

Il comitato ha quindi presentato un piano in 12 punti per correggere tali ingiustizie storiche, dando cosi inizio a lunghi colloqui tra l’Olanda e le popolazioni indigene delle aree coloniali colpite, come l’indonesia, il Suriname e le isole caraibiche. Inoltre è stato raccomandato che la stessa politica si applichi anche ai paesi colonizzati da altre potenze europee, in modo da restituire i beni culturali attualmente posseduti dallo Stato olandese, che potrebbero essere stati prima saccheggiati da altre nazioni.

I ministri olandesi degli affari esteri, del commercio estero e dello sviluppo potrebbero anche svolgere un ruolo di assistenza ai paesi colpiti. “Il supporto nella creazione di un’infrastruttura museale con buone condizioni di conservazione, la formazione di personale esperto, la possibilità per gli studenti che intraprendono uno stage nei musei olandesi, di svolgere ricerche congiunte e di scambiare conoscenze, sono argomenti che sono stati tutti più volte menzionati come importanti dai paesi di origine” afferma il rapporto.

“Il punto é che tutti hanno il diritto di conoscere la propria storia e poterla raccontare attraverso il proprio patrimonio. Il fatto che questo patrimonio spesso non sia più nel paese stesso, al di fuori della volontà della popolazione, è un’ingiustizia storica”, ha dichiarato Gonçalves al newswire ANP. “Questa ingiustizia deve essere riconosciuta e ci deve essere il più possibile la volontà di cercare di correggerla”.