The Netherlands, an outsider's view.

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POLITICS

Come funziona la formazione del governo nei Paesi Bassi?

Un sistema rigidamente proporzionale e una partita a scacchi per trovare una maggioranza che può durare mesi



di Alessandro Pirovano

 

Sono passati già quasi quattro mesi dalle elezioni del 15 marzo e ancora le trattative per la formazione di un nuovo governo sono in alto mare.

Di fronte all’impossibilità di giungere a un accordo di coalizione tra le forze politiche, già due informateur, prima Edith Schippers del partito liberale VVD, poi Herman Tjeenk Willink del laburista PvdA, si sono dimessi, lasciando ora all’ex ministro delle finanze Gerrit Zalm il compito di trovare la formula politica giusta per superare l’impasse governativa che si prevede durerà ben oltre la pausa estiva dei lavori parlamentari.

Il processo di formazione del governo seguito al turno elettorale del 2017 potrebbe segnare un record, superando i 189 giorni che furono necessari per dare vita nel 1977 all’esecutivo di centrodestra sotto la guida di Dries Van Agt.

Una testa, un voto

Per capire come mai la formazione di un esecutivo nei Paesi Bassi possa durare anche più di sei mesi, è utile partire dalla legge elettorale proporzionale che, rimasta immutata dal 1917, segue rigidamente la logica “una testa un voto”. Ad oggi, nessun partito ha mai ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi alla Tweede Kamer.

Per questo motivo, ad ogni elezione, le trattative per la formazione di un nuovo governo rappresentano un momento decisivo della vita politica olandese in cui i vari partiti si confrontano, rilanciano e limano le proposte a seconda dell’occasione.

Ultimata la conta delle schede, infatti, il re prima, e a partire dal 2012 il parlamento, nominano un informateur, una figura politica stimata dalle forze in campo, con il compito di abbassare i toni da campagna elettorale e di intavolare una discussione tra i partiti politici.

In questo senso la sua ricerca di un terreno comune o tra le varie proposte prepara e facilita la fase della formazione in cui una nuova figura, il formateur, entra in campo per favorire un formale “accordo di coalizione” tra i partiti del governo sul punto di nascere.

All’informateur, insomma, tocca la pars destruens, spuntando nel corso delle trattative le opzioni politiche impercorribili, mentre al formateur la pars costruens, mettendo insieme un effettivo programma di governo tra i partiti che hanno già espresso l’intenzione di collaborare.

Solo a quel punto interviene il re, nominando una squadra di governo con l’appoggio del parlamento, e Il processo di formazione del governo si può dire concluso.






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