ART

ART

Come dipingevano in India prima della tela? La risposta arriva dal Piramal Museum of Art

La tela giunse per la prima volta in India alla fine del XVIII secolo, grazie ad alcuni pittori europei che attraversarono il paese.

L’era Moghul, famosa per la sua arte e architettura, stava per concludersi (1526- 1707). Gli olandesi si insiedarono nel Bengala a partire dal 1610. Francesi e portoghesi avevano già stabilito i loro avamposti commerciali durante il tempo di Aurangzeb, l’ultimo grande sovrano Moghul.

I coloni europei avevano uno stile di vita sontuoso che celebravano con i dipinti. I commercianti occidentali usavano gli artisti locali per farsi ritrarre e per soddisfare il loro senso estetico a Chinsurah, Chandarnagar e Serampore.

Dalla metà del XVIII alla metà del XIX secolo, molti artisti indiani sono stati finanziati dagli ufficiali della Compagnia delle Indie. Su richiesta dei propri mecenati, i pittori locali dipingevano ritratti di famiglia, animali domestici e gli interni delle case. A causa del diffondersi di un modo di imitare la pittura paesaggistica europea, questo nascente movimento artistico venne ribattezzato “Bengala olandese’ o ‘Bengala francese’.

Anche gli artisti indiani iniziarono quindi a lavorare su tela, ma prima? Cosa dipingevano e come?

Una nuova mostra cerca di dare risposta a queste domande: Before The Canvas sarà in esposizione al Piramal Museum of Art fino al 15 novembre 2019.

L’arte indiana pre-diciottesimo secolo si esprimeva su foglie di palma, carta, stoffa e persino di mica; lo storico dell’arte Vaishnavi Ramanathan, curatore della mostra, sottolinea l’importanza del materiale, che gioca un ruolo chiave nella produzione artistica.

L’esposizione ha inizio da dipinti su foglie di palma, il materiale più comune in India; si tratta per lo più di illustrazioni che accompagnavano testi religiosi, ed era possibile utilizzarli solo in orizzontale, a differenza della carta.

Seguono miniature persiane e Mughal degli artisti Mir Sayed Ali e Abdul Samad, che hanno aperto un atelier in India. Membri della famiglia reale, fachiri, santi e animali erano soggetti comuni a tutti i lavoratori dell’atelier. I colori sono straordinari, e simili a gioielli, resi vividi grazie ad una particolare pittura a strati molto laboriosa.

Dopo la caduta dell’Impero Mughal, molti artisti hanno perso il loro mecenate: si sono dunque trasferiti in altri stati e regni dove hanno fondato scuole come la Rajasthani Miniature School e la Pahari School.

In contrasto con la delicata natura delle miniature di queste due scuole, è la pittura di Kalighat. Vi presero parte artisti bengalesi emigrati nella periferia di Calcutta. Oltre alle divinità, i pittori raffiguravano anche soggetti ed eventi contemporanei, come i dandy men e le loro amanti.
Seguono gli stili Mysore e Tanjore: dipinti su carta, il primo meno ornato del secondo. Gli artisti non usavano pietre preziose, ma gesso con lamine d’oro. Il processo per incollare le lamine è estremamente laborioso, e richiede molta cura.

Stile Pichvai è un esempio di pittura su tela: le opere d’arte erano appese dietro gli idoli delle divinità e ogni pichvai veniva prodotto per una certa occasione.

I dipinti di mica, particolarmente popolari tra gli inglesi di stanza in India che volevano collezionare souvenir indiani al loro ritorno in patria, si concentrano su soggetti esotici come divinità, paesaggi indiani, nautch girls e persone.

Quasi tutti gli stili pittorici esposti a Before The Canvas fanno parte di una tradizione ancora attiva, anche se le pratiche si sono evolute.

Curare una mostra come questa, secondo Ramanathan, costituisce una sfida: è difficile determinare cosa sia ‘indiano’ e cosa no, perché le opere risalgono a un’epoca in cui anche solo l’idea di India non esisteva.

SHARE

Altri articoli