Niente da fare, la coltivazione legale di cannabis per i coffeeshop è, allo stato attuale, impossibile. Questa è la conclusione a cui è giunto il sindaco di Amsterdam mercoledi scorso, rispondendo ad una mozione presentata dal consiglio. Per l’approvazione di un esperimento di produzione legale allo scopo di rifornire i coffeeshp, non mancherebbero certo i numeri (politici): oltre 2/3 dei consiglieri sono favorevoli a risolvere il problema dell’approvigionamento per i punti vendita, che attualmente devono rifornirsi dal mercato illegale ma l’ostacolo principale è rappresentato dalla normativa nazionale“Se non cambia la legge” ha fatto sapere Van der Laan “non c’è nulla si possa fare.” Il sindaco di Amsterdam è, insieme a quello di Utrecht, un grande sostenitore di un piano di ‘regolamentazione comunale’ che affidi ai singoli comuni il compito di individuare i coltivatori che produrrebbero marijuana legale da destinare ai banconi dei coffeeshop. Rompendo cosi il paradosso dell’attività legale che vende prodotti illegali.

Tuttavia, nonostante le migliori intenzioni, la situazione rimane immobile a causa della netta opposizione della destra liberale, il VVD, contrario a qualunque ipotesi di normalizzazione del fenomeno dei coffeeshop. Le dimissioni del ministro Ivo Opstelten, l’inventore dei “pass” per i turisti, non ha migliorato la situazione: Ard van der Steur, attuale responsabile del dicastero della giustizia, è delle stesse opinioni del suo predecessore “La legalizzazione viola i trattati internazionali“.

Bocciando il piano dell’attuale maggioranza in consiglio comunale, il sindaco di Amsterdam ha però lasciato aperto uno spiraglio, promettendo di impegnarsi in un’opera di “lobby” all’Aja insieme alle altre 53 municipalità che chiedono di poter coltivare marijuana.

 

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