Il Financieele Dagblad ha pubblicato un’interessante inchiesta con oggetto i coffeeshop olandesi e i loro modelli di business, soprattutto alla luce dei dati che vedrebbero un 25% di questi collegato al crimine organizzato e ai traffici illegali.

Secondo quanto riportato dal quotidiano finanziario olandese, nonostante i coffeeshop rappresentino ancora oggi un argomento controverso, questi hanno attirato negli anni finanziamenti miliardari  dai più grandi brand del paese che hanno utilizzato spesso queste attività anche come garanzie finanziarie: le quattro branche più grandi del paese (Rabobank, ING, ABN Amro e Volksbank) hanno prestato a 170 coffeeshop più in un miliardo di euro, anche Heineken e AB InBev hanno investito in questo settore così come le grandi aziende immobiliari.

“Si registrano sempre più investimenti, legali, in un settore che al di là della sua crescita economica è chiaramente collegato con le organizzazioni criminali e dunque potenzialmente illegale”, queste le parole del criminologo Vyrille Fijnaut, intervistato ai microfoni del FD.

La ricerca in questione è stata effettuata analizzando dati precedenti al 2010, anno in cui  il governo e le banche olandesi, su pressione dei proprietari dei 570 coffeeshop sparsi per  il paese, hanno facilitato l’accesso, fino a quel momento del tutto ostacolato, di queste attività ai servizi bancari.