In cinque fattorie didattiche di Utrecht i maiali vengono mandati al macello a partire dagli otto mesi. Un residente ha lanciato una petizione per chiedere un marchio che garantisca che non verranno uccisi. La fondazione che gestisce le strutture sostiene invece che questa pratica serva a mostrare ai visitatori la realtà della produzione di carne.
Rob van Heijst contesta soprattutto il messaggio trasmesso ai bambini: secondo lui, uccidere i maiali per spiegare da dove proviene la carne finisce per normalizzare la macellazione. Chiede che le fattorie adottino il marchio Diervriendelijke Kinderboerderijen, che prevede che gli animali possano vivere fino alla vecchiaia.
Utrecht Natuurlijk, la fondazione responsabile delle fattorie, sostiene però che il divieto di allevare e macellare i maiali creerebbe problemi: gli animali anziani potrebbero non essere più adatti a vivere a contatto con il pubblico e quelli provenienti dai centri di accoglienza potrebbero non essere abituati alle persone.
La fondazione considera comunque il proprio sistema più rispettoso degli animali rispetto all’allevamento intensivo: i maiali vivono all’aperto, ricevono mangime prodotto in modo sostenibile e vengono macellati tra gli otto e i dieci mesi. Il trasporto avviene in gruppi di otto animali e la macellazione viene effettuata rapidamente per ridurre lo stress.
La carne viene venduta nei negozi delle fattorie e nella ristorazione. Secondo la fondazione, il contatto diretto con gli animali spinge anche alcuni bambini a diventare vegetariani.
La petizione ha raccolto oltre 700 firme e sarà consegnata il 2 ottobre all’assessora al welfare animale Julia Kleinrensink. Per i due maiali attualmente a Griftsteede, Vos e Haas, potrebbe però essere troppo tardi: la macellazione è prevista per la fine di ottobre.







