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Quasi il 13% delle persone che lavora da casa è costantemente monitorato dai loro datori di lavoro, secondo uno studio condotto dal sindacato CNV su 1200 lavoratori a domicilio.

“Più di mezzo milione di lavoratori è costantemente spiato dal proprio capo”, afferma il presidente di CNV Piet Fourtuin. Lo studio mostra che tale monitoraggio avviene in ogni ambito lavorativo, dai dipartimenti governativi ai servizi alle imprese e all’industria.

“Le persone vengono chiamate diverse volte al giorno per verificare che stiano lavorando. In altri casi, si usa un software per tenere traccia della digitazione sulla tastiera o si controlla se il lavoratore è online. Si tratta di un rigido controllo ed è così che le persone lo vivono”, ha aggiunto Fortuin.

Secondo il sindacalista, le aziende che controllano i propri lavoratori violerebbero la legge. «Il monitoraggio è consentito solo in casi eccezionali, ad esempio quando si sospettano frodi. Inoltre, è inutile e inefficace poiché molte persone sono più produttive a casa che in ufficio. È più probabile che il monitoraggio sia in realtà controproducente”.

Il garante della privacy Autoriteit Persoongegevens (AP) ha affermato di non aver ricevuto numerose lamentele e questo poiché le persone potrebbero non essersi rese conto della situazione. “A casa o in ufficio, ognuno ha diritto alla propria autonomia e ad un luogo di lavoro sicuro“.

Al posto di un programma di “spionaggio”, sarebbe meglio investire nella salute mentale dei lavoratori, ha aggiunto Fortuin, dato che il 60%  ha affermato di sentirsi più solo rispetto al 2020, mentre il 21% è vicino all’esaurimento.

Il governo ha contribuito con 5 milioni di euro a un fondo di emergenza per formare il personale delle risorse umane ad affrontare questi problemi mentali di cui i lavoratori potrebbero soffrire.

Inoltre, il CNV ha dichiarato che 4 su 10 lavoratori a domiciliano soffrono di un ulteriore problema: il peggioramento della vista, a causa delle lunghe ore davanti al computer.