The Netherlands, an outsider's view.

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CINEMA

CinemAsia, pellicole d’autore, horror e film LGBTQ per tutto il weekend

E’ iniziato il 5 marzo e andrà avanti fino a domenica 10 il CinemAsia Film Festival di Amsterdam.

Con quattordici paesi coinvolti (Cina, India, Indonesia, Giappone, Corea, Malesia, Singapore, Tailandia, Filippine, Vietnam e altro ancora) la dodicesima edizione del festival porta in città i migliori film asiatici, tra cui sei film horror, tre action thriller e uno dedicato alle arti marziali. Kriterion, Rialto, Lab111 i cinema dove si potranno ammirare le pellicole.

Un’attenzione particolare è riservata quet’anno alle pellicole su tematiche LGBTQ grazie alla possibilità che Taiwan divenga il primo paese del continente asiatico dove verrà riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Secondo la curatrice della sezione, Darunee Terdtoontaveedej, le questioni LGBTQ sono molto presenti nel cinema asiatico anche se se ne parla poco in pubblico: “é anche vero – ha aggiunto – che molte famiglie che emigrano in paesi occidentali, spesso seguono ancora modelli che sarebbero antiquati anche nei paesi d’origine”. Per questo motivo sei film provenienti da Taiwan, Stati Uniti, Cina, Hong Kong e Filippine ed altri approfondimenti saranno dedicati ad approfondire tali aspetti durante tutto il festival.

Tra le proposte, spiccano anche due anteprime internazionali: Tumbaad (India, 2018) e The pool (Tailandia, 2018).  Con l’indipendenza indiana negli anni ’30 da sfondo, il primo lungometraggio racconta di un tesoro maledetto nascosto all’interno di una villa sorvegliata da un  famelico demone nel villaggio di Tumbbad. Il protagonista Vinayak Rao (Sohum Shah) ritorna nel vllaggio per rivendicare la sua eredità. Per soddisfare la sua sete d’oro, rompe un voto di sua madre, e rischia di svegliare la sua mostruosa bisnonna da un sonno secolare. Vincitore di due premi al SITGES, il festival di genere più prestigioso al mondo, Tumbbad vive di immagini grottesche, con ampie dosi di body horror e creazioni creative per stupire anche fan più accaniti del genere. Al di là degli effetti speciali, il film trova il suo orrore soprattutto nella rappresentazione dell’avarizia umana, una parabola raccontata come passaggio di un’India che cerca di riconciliare la propria modernità con le tradizioni del passato.

In The pool, attraverso una serie di sfortunate coincidenze, Day (Theeradej Wongpuapan), art director per una società di produzione commerciale, finisce con la sua fidanzata Koi (Ratnamon Ratchiratham) sul fondo di una piccola piscina in compagnia di coccodrillo sempre più agitato. La trama avvincente e spesso straziante è giocata tutta sulla tensione che rende la vicenda sempre meno gestibile al peggiorare della situazione. Il film segna il ritorno sul grande schermo della superstar thailandese ed è stato celebrato come un nuovo trampolino per tutto il cinema thai, che non si era ancora mai cimentato con un thriller del genere.

In Dark Figure of Crime (Corea, 2018) il criminale Kang Tae-oh confessa di aver ucciso altre sei persone prima di esser stato catturato per l’omicidio della propria compagna. Il detective che lo interroga deve riuscire a leggere attraverso le bugie e le manipolazioni dello psicopatico per poter ritrovare i corpi e le identità delle vittime. Il termine Dark Figure of Crime si riferisce a tutti quei crimini nascosti che non vengono segnalati o non scoperti. Piuttosto che alla ricerca dell’assassino, il film esplora i meandri della mente di un criminale pazzoide ma non chiamatelo Keyser Söze. Ispirato a veri eventi, la sceneggiatura è di Kim Tae-gyoon scritta in collaborazione con il regista di Friend Kwak Kyung-taek, ed è stata premiata come miglior sceneggiatura dai Blue Dragon Film Awards e dalla Korean Association of Film Critics.


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