Se vuoi andare in bicicletta come un vero “Amsterdammer” devi passare alcuni test. Numero uno: pedalare fino a casa ubriaco. Numero due: pedalare fino a casa ubriaco scrivendo al cellulare. Numero tre: pedalare ubriaco di notte, sotto la pioggia, scrivendo al cellulare, con le luci rotte, dal lato opposto della strada e con un passeggero seduto sul retro della bicicletta.

Così esordisce l’esilarante e illuminante animazione di Lucas Brailsford, esperto in urban design, che spiega l’avversione dei ciclisti olandesi al codice della strada.

In un periodo di crescente animosità tra ciclisti e automobilisti, Amsterdam è un caso a sé, spiega Lucas. In città ciclisti infrangono le regole della strada in modo così abitudinario, e con così poco riguardo per la propria salute, che molti considerano la capitale olandese come il selvaggio west della bicicletta.

Ma forse c’e una spiegazione a tutto ciò.

Lucas, in collaborazione con Marco Te Brömmelstroet dell’Urban Cycling Institute dell’UvA, esplora la cultura olandese della bicicletta e le motivazioni dietro lo sprezzo per le regole in quel di Amsterdam.

Secondo diverse indagini, infatti, le infrazioni sarebbero numerose: dall’abuso di alcool all’attraversamento col rosso, fino all’invasione dei marciapiedi (magari con luci non funzionanti). Ma la polizia, nella Capitale, è reticente nell’applicare le regole della strada ai ciclisti.

Come mai?

La bicicletta gode di un certo status nella “gerarchia della strada” di Amsterdam: in caso di incidenti, ad esempio, la ragione viene spesso e volentieri data ai ciclisti. Il non-conformismo delle due ruote, poi, è considerato normale e gli automobilisti devono essere preparati al comportamento erratico dei ciclisti.

In ultimo, secondo uno studio di Copenhagenize e dell’Urban Cycling, i ciclisti “Amsterdammer” devono fare i conti con un’infrastruttura che, nonostante sia tra le più sviluppate al mondo, nelle ore di punta presenta traffico e rallentamenti. Che a loro volta incentivano le infrazioni su due ruote.

Una soluzione a questa anarchia? Accomodarla. Attraverso una pianificazione urbana intelligente e un giusto equilibrio tra policy e applicazione della legge.